Suona il campanello d’ingresso ed entra Don Ennio ( nome di fantasia) dopo i consueti riti d’ingresso si appresta a fare la predica. Un fiume colossale di parole un minestrone al cui interno c’è di tutto e di più. I poveri fedeli costretti a non capirci nulla ma talmente convinti e sicuri dell’esistenza di Dio che restano stupiti ad ascoltare , certi che Dio è presente a prescindere dalle parole ascoltate in predica.
Se non erro domenica prossima nella Chiesa si ricorda San Crisostomo detto boccadoro : Come indica il suo soprannome, era un predicatore eccezionale. Sul sacerdozio dimostra che l’annuncio della Parola era una parte vitale della sua concezione del ministero.
In primo luogo, rivendica il potere del linguaggio. Viviamo in un’epoca in cui le trasgressioni culturali più gravi sono linguistiche. Alcuni trovano questa situazione bizzarra, ma ha un senso: il linguaggio umano è creativo e potente. Cambia le cose. Che si tratti della dichiarazione ““Io , accolgo te, come mia/o sposa/o” che unisce due persone in santo matrimonio, o di un insulto razziale urlato nello stadio a un altro uomo, nel bene o nel male il linguaggio ha una qualità divina.
La predicazione rivendica quel potere del linguaggio, ma lo fa con l’autorità di Dio dietro di esso. È quindi un’affermazione della realtà, un promemoria della sovranità di Dio e della nostra dipendenza da Lui, una dimostrazione che Egli è grande e noi siamo solo cenere.
Secondo, insegna la verità di Dio. Catechizza. Ci educa alla realtà che proclama. Modella i nostri cuori e le nostre menti in un modo che ci permette di vedere attraverso le storture e le verità di questo tempo. Le parole di boccadoro insegnavano verità che si non voleva sentire e che, forse ancora più importante, stavano plasmando i cuori e le menti delle persone. E così fu esiliato e poi morì. Poiché viviamo in un’epoca in cui la conoscenza della dottrina catechetica di base è probabilmente ai minimi storici, non possiamo trascurare il mezzo principale con cui tale dottrina è abbracciata e insegnata all’interno della chiesa: la Parola predicata.
Tutti i sacerdoti hanno a disposizione un pulpito in cui tutti i giorni poterbbero se volessero cambiare, insegnare, manifestare dire quello che Dio vuole da noi.
Perchè non lo fanno? Perchè si esce da Chiesa dicendosi : questo sacerdote ha molte idee ma ben confuse!
Se non sanno che dire possono anche non dirla l’omelia. Eviterebbero la banalizzazione della parola.
Imparino da san Giovanni Crisostomo: Secondo la tradizione, le sue ultime parole furono: ” Gloria a Dio in tutte le cose “.
Mario
