Dio sul divano

.<<.. Gli ultimi istanti prima della verità li ricordo convulsi : io volevo uscire da quella casa, ma tutti – intanto continuava ad arrivare gente – mi trattenevano con le braccia e con le parole. Sfinita da quella fatica, ad un certo punto mi ero fermata di fronte a Don Sandro e gli avevo chiesto : ” Dimmi la verità “. Lui, muovendo solo le labbra .senza emettere alcun suono, come se l’assenza della voce potesse rendere meno vero quello che stava per dirmi, lo fece. ” È morto ” dissero i muscoli della sua bocca.

La violenza di quelle parole nemmeno pronunciate mi fece crollare sul divano, come se il mio corpo fosse stato investito dell’ onda d’urto di una esplosione. Don Sandro si sedette accanto a me, mi prese le mani in silenzio. Non c’era niente da dire.Non so dopo quanto accadde, ma a un certo punto sentii una sensazione di immensa pace. La gente suonava alla porta, entrava, piangeva,ma io non ero più li’. Era come se qualcuno mi avesse preso in braccio, e io, abbandonata in quell’abbraccio, capii, senza ombra di dubbio, che c’è l’avrei fatta, che la mia vita sarebbe stata sicuramente diversa, ma io e i bambini saremmo andati avanti, perché non ero sola.

Mi tremano le dita mentre scrivo, ma sono certa che su quel divano, nel momento più basso della mia vita, nella solitudine e nella disperazione, ho incontrato Dio.

Forse si può pensare che questa sia la suggestione di una donna di fede, ma allora la mia fede era qualcosa di profondamente diverso da ciò che sarebbe diventato poi. Ero credente non per scelta ma perché, per educazione, non avevo avuto alternative. Per tradizione, abitudine, per fare contenti i miei genitori. Qualche volta, confesso, mi costava anche fatica. Invece su quel divano è successo qualcosa che ha radicalmente cambiato tutto: Dio ha abbracciato me, e io lui.

Non ho memoria di quanto durò, ma ogni cellula del mio corpo ricorda quella pace che ho ricercato, trovandola, ogni volta che la tempesta è tornata a scuotere la mia esistenza. Quando mi sono sentita di nuovo sola e smarrita, mi sono ricordata che Dio era venuta da me e, anche se non l’avesse fatto ancora, quello che importava è che l’aveva fatto quella volta.

Piena di quella sensazione mai provata, feci una cosa assurda e inspiegabile. Io, una ragazza di 25 anni a cui avevano appena ammazzato il marito, strinsi le mani di Don Sandro e mormorai :” Diciamo un Ave Maria per la famiglia dell’assassino “. E iniziammo : Ave Maria piena di grazia il Signore è con te……>>

Tratto da La crepa e la luce di Gemma Calabresi Milite. Ed. Mondatori pg.37 – 38 – 39

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