oggi, 25 anni fa, moriva Fabrizio de Andrè.
Mi ricordo la notizia alla televisione, durante la pausa pranzo, in una tavola calda a Verolanuova, dove eravamo in trasferta per lavoro.
De Andrè, con le sue canzoni, ha contribuito a fare di me la persona che sono, con certi ideali, con certa “coscienza sociale”, con certi modi di guardare agli altri.
E’ ricordato come cantautore politico, sociale, insieme agli altri cantautori di quegli anni ( Guccini, de Gregori, Vecchioni , Bertoli, tanto per citarne qualcuno ) ma è stato, e lo sono stati anche gli altri, anche un grande cantore dei propri sentimenti, del proprio amore, dei propri amori.
E lo voglio ricordare proprio con la prima strofa di una sua canzone “dell’amore perduto” ( e chissà quanti di noi ci si sono in qualche modo, in qualche momento, ritrovati).
Ricordi sbocciavano le viole
Con le nostre parole
Non ci lasceremo mai
Mai e poi mai
Vorrei dirti, ora, le stesse cose
Ma come fan presto, amore
Ad appassire le rose
Elio
