Un critico una volta mi redarguì dicendo, con un’aria di indignata ragionevolezza: «Se proprio deve scherzare, almeno non lo faccia su argomenti così seri». Io replicai con naturale semplicità e meraviglia: «E su che altro si può scherzare se non sugli argomenti seri?». È del tutto inutile parlare delle canzonature irriverenti. Ogni canzonatura è per sua natura irriverente, nel senso che comporta l’improvvisa consapevolezza che qualcosa che si considera solenne in fondo non lo è poi così tanto. Se una burla non prende di mira la religione o la morale, prenderà di mira i magistrati, i professori di scienze o gli universitari agghindati come la regina Vittoria. E la gente prende in giro i magistrati più di quanto prenda in giro il papa, non perché i magistrati siano un argomento più frivolo ma, al contrario, perché sono un argomento più serio. Il vescovo di Roma non ha alcuna giurisdizione su questo regno dell’Inghilterra, mentre il magistrato può improvvisamente esercitare su di noi la sua solennità. Gli uomini scherzano sugli anziani professori di scienze, ancora più di quanto scherzino sui vescovi; non perché la scienza sia più leggera della religione, ma perché la scienza, per natura, è sempre più solenne e austera della religione. Non sono io; non è neppure una particolare categoria di giornalisti o buontemponi che scherza sulle questioni di più solenne importanza: è l’intera razza umana. Se vi è una cosa, più di ogni altra, che chiunque abbia una minima conoscenza del mondo ammetterà è che gli uomini parlano sempre seriamente, coscienziosamente e con la massima attenzione possibile delle cose irrilevanti, mentre parlano sempre con frivolezza delle cose importanti. Gli uomini parlano per ore, con le facce di un collegio di cardinali, di argomenti come il golf, il tabacco, i panciotti o il partitismo. Ma tutte le cose più serie e spaventose del mondo, come il matrimonio o l’impiccagione, suscitano anche le battute più vecchie del mondo.
Chesterton. Eretici
