Come struttura del suo pensiero è difficile sopravvalutarla; al tempo stesso essa gli servì per la propria vita, per sostenere e resistere negli opposti suoi personali. «Mi torna continuamente il pensiero che, come le tensioni nell’atomo tengono assieme la sua unità, così è il momento dell’opposizione – non della contraddizione! – a tenere assieme l’atomo umano, la personalità. Di fatto anche il fenomeno dell’opposizione e le sue espressioni sono emersi da problemi del tutto personali».18 Il desiderio di Guardini, sempre affiorante, di avviare ancora una volta il lavoro più in profondità, presumibilmente muove dallo sforzo durato l’intera vita di dar forma ancora più chiara sul piano del metodo all’elemento «vivente» della sua esperienza di fondo. «Essa (la dottrina dell’opposizione polare) costituisce per me un’inquietudine, della quale in qualche modo dovrei venire a capo. Ma non è una cosa facile. In sé dovrei scriverla a nuovo e trattare i problemi con la precisione e l’ampiezza che essi dovrebbero esigere. Ma non ci riesco più».19 Verso la fine della sua vita in un colloquio cade l’osservazione stupefacente: «Io so che cosa significa questo mio libro – la presentazione di un orientamento nuovo di pensiero, che sorpassa quelli finora esistenti. Io mi proponevo di fondarvi sopra una nuova teologia, ma è troppo tardi – non ne sono più in grado».20
Guardini, Romano. L’opposizione polare (pp.160-161). Corriere della Sera. Edizione del Kindle.
