Dopo il viaggio dello scorso anno a Dresda per incontrare “La Madonna Sistina “di Raffaello, L’Associazione Culturale “L’Umana Avventura” ha promosso quest’anno, dal 22 al 25 maggio, un itinerario sulle orme del monachesimo dal titolo «Costruire sulle rovine», con l’intento di incontrare la testimonianza di persone che si trovarono a vivere, a sperare e a comunicare speranza sullo sfondo di scenari non meno tragici di quelli attuali, tra la decadenza e la rovina del mondo antico.
In quattro brevi, ma intense giornate, i partecipanti all’iniziativa hanno visitato i luoghi più importanti del monachesimo benedettino, toccando poi qualche località dell’Italia Meridionale, per ritrovare alcune tracce della tradizione bizantina. Il primo luogo toccato è stato Subiaco, dove san Benedetto scoprì la sua vocazione; intorno alla grotta dove Benedetto visse nei primi anni da eremita è venuto via via sviluppandosi un monastero ricchissimo di opere d’arte. È stata poi la volta della visita all’abbazia di Montecassino, centro di irradiamento del carisma di san Benedetto. Più volte distrutto (l’ultima volta nel corso della Seconda guerra mondiale) e ricostruito, questo splendido complesso è il simbolo della vera “stabilitas”, una comunità di «pietre vive» che non teme l’inesorabile scorrere del tempo, ma continuamente fiorisce. Sono state successivamente visitate due chiese campane, Santa Maria in Foro Claudio, a Ventaroli, in provincia di Caserta, e Sant’Angelo in Formis a Capua, con il suo straordinario ciclo romanico-bizantino di affreschi. Un’altra meta del viaggio è stata Benevento, che fu capitale della Longobardia Minor, dove è stata visitata la chiesa di Santa Sofia (VIII secolo), ispirata all’omonimo tempio costantinopolitano.
Le tappe finali sono state in Basilicata ed in Puglia: in terra lucana, a Tursi, si è potuto ammirare il Santuario romanico di Santa Maria in Anglona, con un ciclo di affreschi di impianto bizantino (XII-XIII sec.). In Puglia, a Mottola, è stata sorprendente la scoperta di due chiese rupestri, quella di santa Margherita e quella di san Nicola, esemplificative del monachesimo bizantino e della sua spiritualità e contraddistinte da grandi pitture iconiche con cui il fedele si trovava “faccia a faccia”.
Il viaggio è stata anche l’occasione per domandarsi se la speranza che nasce dalla fede, vissuta nei luoghi storici e artistici che sono stati visitati, sia ancor oggi esperienza attuale e vivente: durante i trasferimenti in pullman da un luogo all’altro, molti partecipanti hanno raccontato del loro coinvolgimento in iniziative di oggi, dal Banco di Solidarietà Madre Teresa, ad “In Presa” di Carate Brianza, dall’Associazione Romano Gelmini, a servizio dei popoli della Terra Santa , ad una scuola di italiano per mamme straniere promossa dalla Caritas. Passando di tappa in tappa ci siamo dati reciproca testimonianza che la possibilità di costruire sulle rovine non è solo un ricordo del passato, della grandiosa opera del monachesimo benedettino e bizantino, ma vive nel presente, in tante opere di bene che fioriscono tra noi, rendendo ancora fecondo il motto “ora et labora”.
