Salomone e la cecità degli intelligenti

03 febbraio 2026
Pubblichiamo uno stralcio tratto dal libro «Dio è la vera realtà». Omelie inedite
2005-2017. Tempo ordinario (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2025,
pagine 446, euro 25) in cui sono raccolte le omelie festive mai pubblicate di
Benedetto XVI, pronunciate dal 2005 al 2017. Il brano scelto è tratto dal capitolo
intitolato Il dono del «cuore docile»: percepire il vero Bene che contiene l’omelia
pronunciata il 24 luglio 2011, XVII Domenica del Tempo ordinario, durante una
messa celebrata nella Cappella privata, a Castel Gandolfo. C’è bisogno di «sale
e luce», sottolinea Ratzinger nell’omelia pronunciata il 9 febbraio 2014 nella
Cappella privata del Monastero Mater Ecclesiae. E di santità, perché i santi,
«come dice san Pietro, sono le luci nel cielo oscuro della storia, ci mostrano la
luce, risplendono della vera luce, quella di Cristo. E c’è la falsificazione del
sistema di Hitler, o Stalin, fino a Pol Pot; quei sistemi atei hanno dimostrato che i
mondi senza Dio sono falsificati. E non solo i sistemi violenti, atei, ma anche
questo nostro mondo positivista, con la sua negazione della certezza dei valori,
dove valgono solo le leggi del mercato, dove si può calcolare tutto, anche questo
mondo si distrugge, si autodistrugge, si falsifica in un modo più sottile, ma non
meno reale e pericoloso». (silvia guidi)

di Benedetto XVI
Cari amici, esiste in Germania, ma mi sembra anche in altre culture, una favola
secondo la quale a un uomo e a una donna era stato concesso di esprimere tre
desideri, che si sarebbero subito adempiuti. Quale possibilità! La vita può
cominciare di nuovo, la vita felice che adesso sembra possibile!
I due naturalmente iniziano a discutere su che cosa vogliono, qual è la priorità,
quale desiderio esprimere. E nella discussione si arrabbiano, esprimono
desideri assurdi che subito vengono adempiuti. Alla fine rimane solo, come
terzo desiderio, quello di annullare i due primi, e così alla fine tutto era stato
vano, e non rimaneva niente; il grande momento della vita era stato perduto, non
avevano saputo trovare il bene essenziale per la vita. Che cosa avremmo da dire
noi? Quale sarebbe la nostra priorità? Non a caso, la prima lettura di oggi ci

racconta che a Salomone, realmente, è stato concesso dal Signore, all’inizio del
suo regno, di esprimere un suo desiderio che si sarebbe adempiuto.
Che cosa dirà questo giovane re? Dio stesso, conoscendo il cuore dell’uomo, si
aspetta che potrebbe chiedere ricchezza, salute, una lunga vita, successo con
la salute, la morte dei nemici… Sono i desideri che si impongono a un giovane
politico.
Ma, niente di tutto questo! Salomone chiede di avere un cuore docile, che vuol
dire un cuore saggio, intelligente, con il dono del discernimento.
Dio lo loda perché realmente ha fatto la scelta fondamentale: l’essenziale è il
cuore docile, che dà anche il discernimento, soprattutto per il politico — di
questo si tratta — anche a vantaggio degli altri.
«Cuore docile», nel testo ebraico si dovrebbe tradurre verbalmente «cuore
capace di ascoltare», cioè sensibilità per la verità, per il bene, sensibilità per
Dio, capacità di percepire la Parola di Dio, la volontà di Dio.
In realtà, sappiamo che l’uomo può percepire solo determinate cose. Ci sono
toni del suono, oltre la nostra scala, che noi non sentiamo, invece altri animali li
sentono; ci sono colori che noi non vediamo, che non sono nella nostra scala.
Non percepiamo tutto l’universo, ma il grande dono dell’uomo, come immagine
di Dio, è la capacità di percepire la realtà di Dio, di conoscere Dio, di avvicinarsi
a Dio. Questo lo fa “uomo”, lo rende grande, gli dimostra la strada da prendere
nella vita: un cuore docile, la sensibilità per Dio.
Sembra proprio questo il grande pericolo del nostro tempo: che possa cambiare
la scala di quanto siamo capaci di percepire. Sentiamo sempre con maggiore
profondità ed esattezza le realtà fisiche, biologiche, le realtà aperte alla scienza
naturale, ma il senso per Dio sembra quasi morire, cresce l’incapacità di
percepire Dio, come se non fosse nella scala di quanto l’uomo può percepire.
Questo sarebbe un pericolo mortale, perché così l’uomo non percepisce più
l’essenziale, dal quale dipende tutta la sua vita. Perciò, con Salomone, la nostra
preghiera, da cristiani, l’urgenza in questo momento, dovrebbe essere proprio
che rinasca il senso per Dio, la capacità di percepire la realtà di Dio, la capacità
per la Verità, per il Bene e per il Bene in persona, per Dio.

Tutto il nostro futuro dipende da questa rinascita del senso per Dio, altrimenti
tutte le altre cose — ricchezze, successo, salute — sono senza valore.
Dal tempo della mia infanzia, della mia gioventù, mi ricordo del fenomeno
strano per cui molti, moltissimi intellettuali, persone intelligenti, anche oneste,
non erano in grado di capire la malizia del nazismo.
Con tutta la loro intelligenza — avevano ragioni per tutto, discutendo sempre pro
e contro — non arrivavano alla diagnosi, non erano capaci di sentire la voce
dell’Anticristo nella voce di Hitler.
Invece i semplici, che non avevano grande formazione intellettuale, non erano
considerati molto intelligenti, avevano questo senso infallibile di capire che
quello era il male. Avevano il cuore docile, avevano il cuore aperto per la Verità,
per il Bene, perché avevano la luce di Dio, la luce di Cristo.

E così la nostra preghiera perché rinasca il senso per Dio dev’essere preghiera
perché rinasca, si rinnovi la capacità di discernimento, di vedere nella luce di
Dio che cosa è bene e che cosa è male.

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