Biblioteca dello Spirito


Torniamo a raccontarvi della nostra vita alla Biblioteca dello spirito. Lo facciamo in un momento particolare: sono sotto gli occhi di tutti le parole del giornalista e propagandista russo Vladimir Solov’ev su Giorgia Meloni.

La risonanza di questa notizia a Mosca è stata pressoché nulla. Stamattina ho letto tutti gli articoli usciti su testate in lingua russa su questo tema (erano pochi).

Si vede chiaramente la differenza tra i servizi di informazione liberali (tendenzialmente con sede all’estero) e i media russi, governativi e non. Gli uni raccontano della notizia con titoli del tipo “Solov’ev attacca il primo ministro italiano Giorgia Meloni”, gli altri mettono l’accento sulla reazione “esagerata” dell’Italia: “Il ministero degli esteri italiano convoca l’ambasciatore russo a Roma per le parole di un conduttore televisivo”.

È ben chiara la strategia comunicativa proposta dai media russi che leggono la “reazione esagerata” come un mezzo per fomentare la russofobia in Europa. Non mi soffermo, però, su questo: i fatti che riguardano Solov’ev sono già stati commentati dai giornali italiani e si commentano da soli, non credo che serva aggiungere altre parole.

Vorrei invece soffermarmi su come questa vicenda riveli la chiusura della cultura. La stessa notizia può essere letta in modi opposti, e di fatto così avviene… niente di nuovo. I liberali leggeranno la stampa liberale, e vi troveranno una certa versione dei fatti; chi ha un’opinione filogovernativa leggerà la stampa filogovernativa e troverà una lettura degli stessi fatti completamente opposta, conforme a ciò che già pensa.

Mi viene spontanea la domanda se uno, aprendo un giornale, cerchi la verità o cerchi (e trovi) esattamente quello che si aspetta già: un’ennesima conferma di quello che in cuor suo ha già deciso.

È possibile in questo momento un dialogo, anche con chi ha un’opinione diversa o molto diversa dalla tua? La mia non è una domanda retorica. Probabilmente a questo livello politico non è possibile.

È possibile però incontrare la persona che abbiamo davanti, parlando a un livello più profondo.

Qualche settimana fa alla Biblioteca dello spirito abbiamo presentato la traduzione dei diari di Etty Hillesum, che sono commoventi per la loro attualità. È stato impressionante vedere come per i relatori dell’incontro si stesse parlando non di un bel libro, ma di un sostegno reale al loro presente.

Leggendo gli articoli sul caso di Solov’ev, mi è ritornato in mente un brano del diario di Etty Hillesum del febbraio 1942, scritto dopo essere stata convocata dalla Gestapo:

“In fondo, io non ho paura. Non per una forma di temerarietà, ma perché sono cosciente del fatto che ho sempre a che fare con degli esseri umani, e che cercherò di capire ogni espressione, di chiunque sia e fin dove mi sarà possibile. E il fatto storico di quella mattina non era che un infelice ragazzo della Gestapo si mettesse a urlare contro di me, ma che francamente io non ne provassi sdegno; anzi, che mi facesse pena, tanto che avrei voluto chiedergli: hai avuto una giovinezza così triste, o sei stato tradito dalla tua ragazza? Aveva un’aria così tormentata e assillata, del resto anche molto sgradevole e molle. Avrei voluto cominciare subito a curarlo, ben sapendo che questi ragazzi sono da compiangere fintanto che non sono in grado di fare del male, ma che diventano pericolosissimi se sono lasciati liberi di avventarsi sull’umanità. È solo il sistema usato da questo tipo di persone a essere criminale. E quando si parla di sterminare, allora che sia il male nell’uomo, non l’uomo stesso”.

In tempi di slogan e reazioni immediate, queste parole ci ricordano che in ogni situazione, perfino davanti a chi sarà ben presto il tuo carnefice, si può riconoscere un uomo.

Questo è quello per cui stiamo dedicando il nostro lavoro alla Biblioteca dello spirito. Sembra un niente davanti a queste notizie, ma forse non lo è…

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