Servire

6 Isaia 1,11-17 e 58,3-7. Commentando un altro passo di Isaia (43,23-24), Maggioni osserva: «“Non ti ho fatto servire con offerte speciali. Tu hai fatto servire me con i tuoi peccati”. Dio rovescia il lamento di Israele che ritiene di averlo servito fedelmente con i propri sacrifici e tuttavia non è stato ascoltato. Dio ribatte: non mi avete servito, mi avete asservito. È una frase arditissima. Ma al tempo stesso profondamente vera. Il tentativo di Israele è di trasformare Dio in un “servo”, Lui, il Signore. Non c’è capovolgimento più idolatrico di questo. Certo, Dio non si lascia usare, ma l’uomo tenta di farlo. E il luogo più facile per questa tentazione, radicalmente idolatrica, è l’ambito cultuale. Tutta la meditazione anticotestamentaria sul culto si è sforzata di mantenere viva la connessione fra culto e vita, culto e giustizia. Il quarto canto del servo del Signore (Is 53) apre una prospettiva nuova che toccherà al Nuovo Testamento esplicitare: il vero culto è la vita stessa offerta per gli altri. Non semplicemente una vita offerta a Dio, ma offerta per gli altri. Le linee verticale e orizzontale si congiungono» (B. Maggioni, Perché state a guardare il cielo?, op. cit., pp. 52-53).

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