Ha fatto molto scalpore la recente notizia dei 9 terroristi che hanno seminato morte negli anni 70 in Italia rifugiatisi in Francia e che ora verranno processati.
Ma ancora più sorprendente è l’intervista che Mario Calabresi fa alla mamma Gemma moglie di Luigi Calabresi assassinato 49 anni fa.
Ne riprendiamo alcuni rapidi tratti ma bisogna sentirla tutta.
Mario:” Hai detto che dentro di te ci sono molteplici sentimenti: il primo è un senso di giustizia, mamma cos’altro provi? “
Gemma: “Oggi io sono diversa ho fatto un mio cammino ma credo che anche loro non siano più gli stessi, tra l’altro sono anziani e malati”
Mario:” Cosa significa per te questo?”
Gemma: “Oggi non mi sento né di gioire né di inveire contro di loro assolutamente”
Mario:” Ti aspetti qualcosa da loro?”
Gemma:” Non voglio illudermi ma penso sia il momento giusto per restituire un po’ di verità sarebbe importante che a questo punto delle loro vite avessero finalmente un po’ di coraggio e di darci quei tasselli mancanti al puzzle. Io dico la verità li ho perdonati e sono in pace adesso sarebbe il loro turno.”
Mario:” Hai detto che la memoria cammina che ha le gambe, partiamo dal necrologio così particolare apparso sul corriere della sera chi l’ha fatto fare quel necrologio e cosa diceva”
Gemma:” Il necrologio sono le ultime parole di Gesù sulla croce cioè Padre perdona loro, rivolgendosi ai suoi assassini, perché non sanno quello che fanno. Io in quel momento non sarei riuscita a scegliere una frase del genere e quindi l’ha scelta per noi mamma, tua nonna che era una donna di grande Fede. Quando me l’ha proposta l’ho accettata molto volentieri pensando che fosse giunto il momento di spezzare questa catena di odio, di rancore, di violenza, con una frase d’amore.”
E ancora
Mario”: Dove comincia invece la tua strada del perdono? Dico la tua perché, bisogna essere onesti, è un percorso soprattutto tuo. Tu hai cercato di insegnarlo a me, a Paolo e a Luigi. Diciamo che per noi però è stato più importante prendere da te l’idea che non si dovesse crescere nell’odio e nel rancore più che fare il cammino del perdono.
Gemma: Il mio è un cammino di fede, io in quel giorno ho ricevuto da Dio il dono della Fede perché io ero una credente più che altro perché in famiglia era così per tradizione invece da quel momento la scelta è mia quindi io scopro la Fede questa è stata la svolta non so altrimenti come ce l’avrei fatta: ho sentito veramente Dio vicino mi son sentita non sola mi sono sentita amata comunque questo percorso viene da quel necrologio.
Poi tu scopri che il perdono non lo dai con la testa lo dai col cuore e quindi non puoi prenderti in giro, o sei sicuro o niente da fare; sono passati anni poi quella frase è giunto il momento di farla mia: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno. Perché Gesù, comunque figlio di Dio, non ha detto direttamente vi perdono, perché non vi rendete conto di cosa state facendo perché in quel momento Gesù era uomo , come uomo, si rendeva conto che come uomini nel momento dell’abbandono, del tradimento, della solitudine, della calunnia, del dolore fisico, del dolore morale, non saremo mai riusciti a perdonare, quindi chiede al Padre di farlo lui al posto nostro, lasciando a noi il tempo del cammino; mi sono sentita a quel punto liberata leggera e ho pensato Lui l’ha già fatto per me al posto mio perché questo è il suo esempio. Adesso ho il tempo del cammino e non sarò sola a farlo. Io assolutamente non li odio magari fra loro c’è chi mi è più difficile accettare perché ha un atteggiamento antipatico e c’è chi invece ha chiesto perdono, comunque, i responsabili non sono solo di quel commando di quel mattino c’erano dietro tante persone che sapevano e che non hanno fatto niente.
Gemma: Poi ti voglio raccontare una cosa: un giorno un mio alunno mi ha detto “Maestra, ma perché quando le persone muoiono diventano tutte brave?”.
Mario: Cioè son considerati tutti buoni.
Gemma: Esatto. Ho risposto: “è giusto così”, perché una persona ha fatto cose negative ma anche tante cose positive, ricordiamolo per le cose positive, per il buon esempio, per il suo affetto, per la capacità di amare gli altri, ognuno ha un suo cammino. E così ho pensato anche di queste persone responsabili della morte di Gigi. Posso io relegarle tutta la vita all’atto più brutto che probabilmente hanno compiuto? Forse sono stati dei bravi padri. Forse hanno aiutato gli altri. Forse hanno fatto… Questo non sta a me. Però loro non sono solo quella cosa lì, assassini, sono anche tante altre cose. Ecco, questo mi ha aiutato nel mio percorso di perdono”
E così si capisce cos’è la Fede ed il perdono, a noi che facciamo così fatica a perdonare un nonnulla. Ci è di grande insegnamento e di grande speranza.
Gemma: “Voglio lasciare a voi una testimonianza positiva della vita. Io vi dico una cosa: senz’altro è stata una vita pesante, ma sapete che non la cambierei? Perché è stata una vita intensa, ricca e piena di affetti, di amore, di gente che mi vuole bene. Eh, se io guardo gli altri, no, non mi cambierei. Qualche volta mi viene un po’ di rabbia quando vedo le persone anziane ancora insieme per mano, allora lì ho un attimo di debolezza, ma è bene così, è bella così. La mia vita comunque è stata bella”.
Consiglio vivamente di ascoltare e riprendere l’intera registrazione al link qui sotto vi assicuro che di interviste così al giorno d’oggi non ce ne sono molte:
a cura di un altro Mario
