Un esempio vivente del dramma misterico che rappresenta la permanenza e la trasformazione della vita è la messa. Se osserviamo il pubblico durante l’atto sacro, possiamo notare tutti i gradi di coinvolgimento, dalla presenza indifferente, pura e semplice, alla partecipazione più profonda. I gruppi di persone che durante la messa stanno in piedi fianco a fianco, in prossimità dell’uscita, intenti a conversazioni mondane d’ogni specie, che si fanno meccanicamente il segno della croce e s’inginocchiano, partecipano, malgrado la loro disattenzione, all’atto sacro mediante la loro mera presenza in quello spazio pieno di grazia. La messa è un atto extramondano ed extratemporale, in cui Cristo viene sacrificato e risorge nelle sostanze trasformate. Questo sacrificio rituale non è una ripetizione dell’evento storico, bensì il processo eterno, unico e originale. L’esperienza della messa è perciò una partecipazione alla trascendenza della vita, che supera ogni limite di spazio e tempo. È un momento di eternità nel tempo.5
Jung, Carl Gustav. Anima e morte (pp.24-25). Bollati Boringhieri. Edizione del Kindle.
