E così se ne è,andato anche lui. Francesco Guccini.
Dire che, insieme a Fabrizio De Andrè. è ,stato parte della mia vita e giovinezza, che in qualche modo ha contribuito a formarla e indirizzarla è dire una banalità. Ma è una banalità vera.
Certo ci sono stati con loro altri di cui cantavamo le canzoni; De Gregori, Vecchioni, Lucio Dalla, e forse il più bravo e meno riconosciuto Pierangelo Bertoli e poi anni dopo, anche se diciamo in un universo parallelo , Paolo Conte, Enzo Jannacci.
Ma loro due… non ce n’era come loro. Sempre a seguire sentieri “ostinati e contrari”, sempre parlare di qualcuno o qualcosa che ti spiazzava perché non te lo aspettavi, perché magari fino a quel momento a quel qualcuno o a quel qualcosa non ci avevi fatto molto caso.
Eppure , se devo dire quali sono le canzoni di quei due che più ho amato, non sono quelle in qualche modo politiche o con una più marcata impronta sociale..
Di Fabrizio ho molto amato “Amore che vieni, amore che vai”. Di Francesco “Autogrill”.
Sì, “Autogrill”.
Una sosta. Uno sguardo. Una ragazza che nella sua “normalità” ti rapisce.
“Bella, d’ una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’ aria, quasi triste, come i fiori e l’ erba di scarpata ferroviaria”
Un amore. Un amore che dura il tempo di una birra e gazzosa.
Eppure che ti resterà nel cuore tutta la vita.
Ma come si fa a scrivere una canzone così !?
Lui l’ha fatto.
ELIO
