destino

.Giuss <<..della disperazione è una menzogna, una menzogna che si può vincere in se stessi, che non si può pretendere che sia vinta dalla società, da un esercito armato o da un esercito di obiettori di coscienza; ma che deve essere inizialmente vinta in se stessi, che può essere vinta in se stessi. E ciò è solo da questa rinascita di sé. E quando dico: «Guarda che se t’ammazzi non risolvi niente, perché tu resti; non eviti un domani; non puoi evitare il destino; il destino ti supera; e, infatti, non c’eri e sei nato; perciò sei dentro in una cosa più grande di quello che ti fa male, di quello che ti perseguita, che ti inaridisce. E ciò che ti costituisce, il tuo destino, ha una capacità di resurrezione in te purché tu lo voglia, purché tu l’accetti». In questo senso, io, a tutta questa gente dico che la prima cosa da fare è quella che sembrerebbe la più lontana: la preghiera. Cito sempre ,: «Dio, se ci sei rivelati a me». Perché il punto è quello. E questo non vale solo per il disperato, ma per chiunque; questa è la cosa che dico a tutti i ragazzi.

Testori<< È possibile anche suggerire che un modo per dirsi «se ci sei, rivelati a me» sia odiarsi un po’ meno, intendo come creatura>> di Dio; volersi, ecco, un po’ più di bene. Che l’uomo si voglia più bene, non in quanto uomo irriferito, ma in quanto creatura di Dio, cioè in quanto uomo riferito, voluto e, quindi, eterno.

IL SENSO DELLA NASCITA. TESTORI PG87

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