Nel gruppo, l’inevitabile regressione psicologica viene, almeno in parte, controbilanciata dal rito, cioè dalla cerimonia cultuale, che pone al centro dell’attività di gruppo la rappresentazione solenne di fatti ed eventi sacri e impedisce così alla moltitudine di ricadere nell’istintualità inconscia. La cerimonia cultuale, stimolando l’interesse e l’attenzione del singolo, consente a quest’ultimo di avere anche nel gruppo un’esperienza relativamente individuale e di esserne in certa misura cosciente. Se, però, manca la relazione con un centro che mediante il suo simbolismo esprima l’inconscio, la psiche di massa immancabilmente diviene l’elemento di maggior attrazione e trascina tutti i singoli nel suo incantesimo. Perciò le masse ingenti di persone sono sempre il focolaio di epidemie psichiche;26 e di ciò gli eventi della Germania rappresentano un classico esempio. Contro questa valutazione essenzialmente negativa della psicologia delle masse, si moverà l’obiezione che vi sono anche esperienze positive, ad esempio l’entusiasmo che ispira all’individuo nobili azioni o un sentimento altrettanto positivo di solidarietà umana. Fatti simili non sono da porsi in dubbio. La comunità può conferire all’individuo un coraggio, un equilibrio e una dignità che egli può facilmente perdere nell’isolamento. Essa può spingerlo a ricordarsi di esser uomo tra gli uomini. Ciò non impedisce però che anche così egli acquisti qualcosa che come singolo non possederebbe. Tali doni, spesso non guadagnati, implicano all’istante una grazia speciale, ma a lungo andare c’è il rischio che il dono diventi danno, in quanto la natura umana ha la debolezza di considerare ovvi quei doni e, nel momento del bisogno, fa quindi affidamento su di essi piuttosto che contare su di una propria iniziativa. Ciò si osserva purtroppo molto chiaramente nella tendenza a esigere tutto dallo Stato, senza pensare che esso consiste a sua volta di quegli individui che accampano pretese. Uno sviluppo conseguente di questa tendenza porta al comunismo, in cui ogni individuo rende schiava la collettività e quest’ultima è rappresentata da un dittatore padrone di schiavi. Tutte le tribù primitive che posseggono un ordinamento sociale comunista hanno un capo con poteri illimitati. Lo Stato comunista non è nient’altro che una monarchia assoluta, in cui non vi sono sudditi, ma solo servi.
Jung, Carl Gustav. Anima e morte (p.30). Bollati Boringhieri. Edizione del Kindle.
