ROSARIO LIVATINO

ROSARIO LIVATINO

Domenica 9 maggio è stato beatificato il giudice Rosario Livatino ucciso il 21 settembre 1990 a soli 37 anni dalla Stidda agrigentina ( la mafia locale ).

Voglio soffermarmi sulle ragioni che hanno portato la Chiesa a proclamare BEATO non un papa, non un vescovo, bensì un laico.

Livatino è stato ucciso non per ragioni politiche, ma “in odium fidei” ( in odio alla fede).

Livatino cioè NON è stato un magistrato cristiano, bensì un CRISTIANO che era un magistrato.

Il segreto della sua vita nascosta e silenziosa ( rifuggiva dalle telecamere e dal protagonismo ) sta tutto qui: scelse con profonda riflessione la via del vangelo. Ricevette il sacramento della Confermazione solamente due anni prima della sua morte.

Vangelo e Costituzione furono i testi base della sua vita.

Chiesa e Stato furono le Istituzioni che servì con fedeltà assoluta fino a dare la sua vita.

Uno dei componenti della banda che lo freddò, Gaetano Puzzangaro, si è convertito ed ha testimoniato al processo di beatificazione.

La Provvidenza ha voluto che Livatino non morisse solo. Il giorno della sua morte passava per circostanze fortuite ( noi diciamo invece provvidenziali) sul luogo del suo assassinio un certo Piero Nava, che assistette all’omicidio e testimoniò. La sua testimonianza fu decisiva nel portare all’arresto e alla condanna gli esecutori e i mandanti.

Su Livatino sono stati scritti molti libri e sono stati girati anche dei film.

Ma a noi cristiani cosa dice questo ” giudice ragazzino”?

Mi piace ricordare che per due anni egli non si comunicò. Attraversò una profonda notte spirituale, che lo preparò ad accettare CONSAPEVOLMENTE il martirio. Dopo due anni di lotta interiore tornò alla Comunione: fu la LUCE alla fine di un tunnel. La Fede dunque è dinamica, è combattimento interiore, non acquisizione statica una volta per tutte.

Livatino non volle la scorta per non mettere a rischio la vita di terze persone. Non ci ricorda forse Gesù stesso questa sua scelta? A me ricorda anche la scelta di Bachelet. A chi gli rimproverava di non avere una scorta, rispose: “A che serve? Guardate cosa è successo a Moro!”.
Era tanto alto il rispetto della vita in questi due uomini!
Sappiamo tutti che Falcone e Borsellino sono periti insieme alle loro scorte e nonostante le loro scorte.

Ora è questo che dobbiamo capire. Livatino ci chiede semplicemente di ESSERE CRISTIANI.

Noi non dobbiamo preoccuparci tanto di quello che facciamo, piuttosto dobbiamo tornare a preoccuparci di chi siamo veramente.

La domanda giusta è non tanto ” cosa dobbiamo FARE”, bensì ” chi dobbiamo ESSERE”.

In questo periodo di crisi profonda ( sempre meno vocazioni sacerdotali, religiose e matrimoniali, calo progressivo della partecipazione all’Eucarestia domenicale, ecc.), la Chiesa ci offre la LUCE di questo nuovo beato.

Torniamo ad ESSERE cristiani: questa è la nostra vocazione, la nostra testimonianza.

Roberto Cereda

About The Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *