

Quattro colpi di pistola da una parte e il silenzio della carità dall’altra. Sono due immagini opposte che nella vita ma soprattutto nella morte di suor Luisa Dell’Orto, la piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld uccisa a Pourt-au-Prince il 25 giugno 2022 pochi giorni prima del suo 65 compleanno, si intrecciano e si spiegano nel “martirio” che ancora oggi è una realtà viva e presente. Una parola associata alla vita della missionaria italiana che Papa Francesco aveva usato all’Angelus, il giorno dopo il suo assassinio, nel ricordarla come dono per gli altri e nel suo servire i bambini di strada di Haiti che aiutava nella costruzione di un domani più sereno e senza violenza. «I martiri nella Chiesa — si legge nella lettera con cui il Pontefice il 3 luglio scorso ha istituito la Commissione dei nuovi martiri in vista del Giubileo 2025 — sono testimoni della speranza che deriva dalla fede in Cristo e incita alla vera carità». Speranza e carità, i cardini della vita di suor Luisa, sono «luci che fanno contemplare la bellezza e la fecondità del Vangelo»: è il pensiero di don Andrea Restelli, parroco di Lomagna, nel lecchese, paese natale della religiosa che prima si era messa a servizio di tanti in Camerun, poi in Madagascar e infine ad Haiti.
