La parola lacaniana è una parola «buffa» insomma (anche nel senso dell’opera buffa). E lo stesso dicasi del personaggio, con i suoi tic, i suoi strani sigari bitorzoluti, il suo strano modo di abbigliarsi, il suo strano modo di parlare e recitare teatralmente la lezione. Tutto esprime un’unica intenzione: spiazzare ogni certezza, deridere ogni autorità, ogni auctoritas, di un soggetto che si illude di poter essere l’autore, l’auctor, di se stesso. Questo da un lato. Perché, dall’altro, Lacan escogita pure una seconda soluzione, cui si affida sempre più nel corso degli anni. Questa seconda soluzione consiste nel rendere «anonimo» il proprio insegnamento, nello svincolarlo dal nome del maestro. E il problema dello stile sfocia qui nel problema dei grafi, delle formule logiche o matematiche, dei nodi, e via dicendo, che letteralmente infestano i testi di Lacan, complicandone a dismisura la lettura. Perché tutto questo? Perché, magari, Lacan intendeva scientificizzare la teoria psicoanalitica, adottando modelli matematici o topologici? In realtà no – anche se in molti lo pensano (Sokal e Bricmont tra gli ultimi) – poiché il discorso psicoanalitico, come abbiamo visto, si muove su un registro diverso da quello della scienza. Dunque, è inutile accusare Lacan di non essere rigoroso nel suo uso degli strumenti matematici, logici, topologici, poiché il problema non è quello di un maggiore o minore (o finanche inesistente) «rigore» scientifico. In realtà, l’uso di questi strumenti è per Lacan un semplice espediente stilistico, volto a ottenere un preciso risultato: l’afanisi o il dileguarsi del suo stesso nome. Tale effetto, conseguente alla formalizzazione grafica o matematica del discorso, consente infatti di comunicare un insegnamento senza legarlo al nome proprio, all’Io, alla figura del maestro. Consente, in altre parole, di insegnare qualche cosa senza presupporre un soggetto del sapere, un soggetto che enuncia il suo sapere ed edifica su tale presupposto tutto il suo discorso (Cogito, ergo sum). Ed è così che, per Lacan, è possibile in effetti uscire dalla filosofia o dal discorso del maestro.
Tarizzo, Davide. Introduzione a Lacan . Editori Laterza. Edizione del Kindle.
