Tratto dall’Osservatore Romano di oggi
Un’omelia pronunciata nel 1979 da Joseph Ratzinger
A Frisinga per la Giornata di Corbiniano
Si tratta di un’omelia — tradotta da Pietro Luca Azzaro — che l’allora arcivescovo cardinale di München und Freising tenne per la Korbinianfest nel duomo di Frisinga l’11 novembre1979.
«È tempo di alzarsi!» è il motto di questa Giornata di Corbiniano. Vi siete svegliati nella notte o stamattina presto per venire alla tomba di san Corbiniano e alla Chiesa viva che noi stessi siamo, che voi stessi siete. E andiamo alla Chiesa viva per incontrare il Signore, che è il vero giorno e la
vera via. L’ultimo tratto di questo cammino non lo si può fare a piedi e tanto meno con l’automobile, ma solo interiormente, con il cuore. Ora, perciò, vogliamo raccoglierci un momento per fare quest’ultimo tratto di cammino, per andare dal Signore, per ascoltarlo e per incontrarlo in quest’aurora.
«È tempo di alzarsi!». Quando sentiamo queste parole, pensiamo subito ai primi, non così gradevoli, minuti del mattino. La sveglia ci ha scosso e siamo ancora stanchi, vorremmo restare ancora coricati, ma è tempo di alzarsi e dobbiamo seguire il richiamo del nuovo giorno. Un uomo dotato di senso dell’umorismo una volta mi disse che stiamo diventando sempre più “occidentali”[
Abendländer
] perché la nostra vita si sposta sempre più verso la sera (cioè verso l’occidente). Dimattina non “ci siamo”. In effetti, la nostra civiltà diviene gradualmente una civiltà della sera edella notte. E questo un po’ signifi ca anche che viviamo in un tempo che non vuole alzarsi, chevivacchia senza la forza di un nuovo inizio.
«È tempo di alzarsi!». Lo abbiamo appena ascoltato nella lettura del giovane Samuele chesente la chiamata: «devo alzarmi». Ma solo la quarta volta impara veramente ad alzarsi,comprende da dove proviene e che cosa vuole quella chiamata.
Solo la quarta volta capisce che non è lì per il servizio a una persona anziana, ma che unachiamata più grande gli chiede di entrare nella vita, che è Dio che lo chiama. E capisce che si èalzato veramente solo nell’attimo in cui si rende disponibile ad ascoltarlo, divenendo così unuomo retto che risollevò il suo Paese. Ciò signifi ca che non ogni alzarsi è un vero alzarsi. Peralzarsi veramente è necessario ascoltare la chiamata giusta, è necessario levarsi completamente.Non basta che corriamo dietro a nomi vecchi o giovani; veramente alzati, orientati al futuro, alnuovo giorno, lo siamo solo se ascoltiamo nuovamente Dio stesso, se ci alziamo insieme a lui einsieme a lui andiamo verso un futuro che nessuno di noi prima è in grado di immaginare.
«È tempo di alzarsi!». Quando per la prima volta ho sentito il tema della Giornata diCorbiniano di quest’anno mi è subito venuto in mente un uomo che nel momento decisivo dellasua vita ha percepito giungergli dalla Bibbia questa chiamata: «Devi alzarti!». Questo segnò tuttala sua vita; e per me personalmente è stato decisivo, negli anni dell’inizio del cammino della miavita e delle mie decisioni, aver potuto incontrare quest’uomo così da vicino.
Era stato professore di retorica prima a Tunisi, poi a Roma e infi ne a Milano. Da giovane presecon sé una ragazza con la quale, convivendo in una specie di matrimonio di fatto, ebbe un fi glioche viziarono un po’. Quando infi ne a Milano entrò a far parte della cerchia delle personalità piùnote dell’alta società, sua madre credette che quell’unione non gli si addicesse più e che — comesi pensava — non potesse nemmeno sposare quella ragazza, perché era di origini molto umili e,per formazione — così si riteneva —, non fosse adatta a lui. Così, su pressione della madre, egli la allontanò.
Mentre la madre era ancora alla ricerca della moglie giusta per lui, quell’uomo prese con séun’altra ragazza, soffrendo enormemente, allo stesso tempo, per il suo comportamento ignobile,per il suo agire miserabile. E soffriva sempre più anche per il fatto di vivere in una società vuota,fatua, per il fatto che le grandi conferenze, per le quali era famoso, in fondo erano solo“chiacchiere vuote”; così come andava realizzando sempre più che quella gran vita di società, contutte le sue convenzioni e distinzioni di censo, era ipocrita tanto quanto il suo atteggiamentoverso la sua ragazza, che ho appena descritto.
Tutto ciò lo tormentava; e racconta come una sera, prima di un grande discorso che avrebbedovuto tenere, per le strade di Milano incontrò un mendicante un po’ alticcio che si divertiva. Ciòlo colpì profondamente, tanto che disse a se stesso: «Quest’uomo ha una vita alternativa. Conqualche spicciolo che si è procurato mendicando, è libero e felice. Io, con tutta la mia erudizionee inserito nell’alta società, invece no! Quant’è misera questa vita!».
Ma aveva sentito parlare anche di altre alternative. Aveva saputo che c’erano giovani uomini edonne che si alzavano, ascoltavano Cristo e mettevano completamente a sua disposizione la lorovita, che formavano comunità religiose e davano luogo a vere alternative. E racconta che più tardigli sembrò come se Dio lo avesse, per così dire, preso da dietro e fatto girare, così che potesseguardare in faccia se stesso e vedere chi in realtà era e qual era il proprio aspetto. E dice: erocome uno che nel sogno cerca di alzarsi, che prova ad alzarsi, ma che è tirato giù dalla forza delsonno e della stanchezza pesante come piombo. E sentì di un collega che era stato anch’egliprofessore di retorica, ma in un ambiente pagano, nel quale ai cristiani l’insegnamento eraprecluso per principio; e che quell’uomo in modo spettacolare si era pubblicamente professatocristiano perché preferiva perdere la cattedra piuttosto che il suo onore, la sua anima e il suo Dio.Tutto questo lavorava dentro di lui, che era lacerato interiormente perché pieno di disprezzo perla vita che stava conducendo, ma incapace di abbandonarla e di cambiare. In preda a questogrande disagio interiore passeggiava, straziato, per il suo giardino a Milano, da una parte deciso alottare per alzarsi, e dall’altra riconoscendo di non esserne capace. E racconta come, nello spirito,vide avvicinarglisi le ragazze della sua vita che gli dicevano: «Non ce la farai!»; e anche la sua vitastessa, con tutte le sue bellezze e piaceri della società, che gli diceva: «Non ce la fai a vivere senzatutto questo!».
E infi ne, in preda a questa collera disperata verso se stesso, aprì la Bibbia nell’intento di fardipendere tutto dal primo passo che avrebbe letto. E trovò queste parole: «È ormai tempo disvegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. Lanotte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo learmi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie eubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del SignoreGesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri» ( Rm13, 11-14). E disse: «non lessi più oltre.
Non avevo più bisogno di leggere oltre perché ora sapevo cosa dovevo fare. Dovevo alzarmi versoGesù Cristo». Si fece battezzare e iniziò una nuova vita, la vita alternativa con Cristo come l’avevaletta in quel passo.
Quell’uomo si chiamava — lo avrete già capito — Agostino. È vissuto 1.500 anni fa, maciononostante, nei suoi scritti, lo si può incontrare così da vicino e così personalmente da sentirloal nostro fi anco, perché ha vissuto la nostra stessa vita.
«È tempo di alzarsi!». È questa la chiamata che oggi è rivolta a noi e che esattamente comeallora — eppure in modo sempre nuovo — ci dice in che modo ci si può alzare veramente: conGesù Cristo, gettando via le opere delle tenebre e vivendo ora con Lui la sua vita, la vita nuova, lavita che verrà. Allora ci alziamo veramente. L’autodeterminazione non può darcela la società ochissà chi altro, se non siamo noi a determinare noi stessi. E nessuno può darci la libertà, se nonsiamo noi stessi a deciderci per essa. E il mondo non può diventare umano, se non siamo umaninoi e non lo rendiamo umano. Perciò in questo momento — proprio come quell’uomo allora —ascoltiamo la voce dell’Apostolo: la notte è avanzata. È tempo di alzarsi. Indossate l’abito dagiorno, rivestitevi di Cristo e gettate via le opere delle tenebre: gozzoviglie e ubriachezze,impurità e licenze, contese e gelosie. Vivete come vive Lui! Allora sarete uomini del giorno euomini che si sono alzati!
Come per coincidenza, anche l’altro ieri mi è venuto in mente questo medesimo passo. Avevoavuto la possibilità, insieme ad altri tre cardinali tedeschi, di parlare molto diffusamente con ilSanto Padre. E gli ho raccontato come oggi sarei stato con i giovani della nostra diocesi che amigliaia sarebbero venuti in pellegrinaggio, e molti a piedi. Era entusiasta di questo e ha detto:«Porti a quei giovani i miei personalissimi saluti e la mia benedizione!».
È quello che desidero fare ora. Ma devo aggiungere che è stato molto importante ancheaverglielo potuto dire, perché dovevo rimediare a una mancanza verifi catasi prima. Infatti, inprecedenza il Papa aveva iniziato a parlare dei giovani, dicendo: «Sento che ovunque i giovani sialzano, che c’è un nuovo inizio, che, non solo in Polonia ma anche in Occidente, i giovani nehanno fi n sopra i capelli delle parole della fi losofi a materialistica, che cercano nuovamente Cristo,la fede, la vita vera, e che si preparano di nuovo a mettersi in cammino con Cristo verso unanuova vita». E ha aggiunto: «Credo che ovunque, come segno di questa ripresa, ci sia una nuovaripresa anche delle vocazioni religiose». E ci chiedeva come stessero andando le cose da noi inGermania. Il cardinale Hoffner con orgoglio ha potuto dirgli: «Quest’anno abbiamo avuto trentaordinazioni sacerdotali e cinquantotto giovani sono entrati in seminario». Io ero felice chemancassero gli arcivescovi di Paderborn e Freiburg, dove pure sono entrati in seminario circacinquanta giovani. Naturalmente siamo stati superati di molto anche dal vescovo di Magonza. Ioho potuto solo rispondere: «Da noi sono solo venti». E non mi ha affatto consolato che a riguardo
il cardinale di Berlino abbia osservato: «Per Monaco sono già tanti!». Ora noi, in Baviera, a voltesiamo un po’ più rifl essivi, ma questo non signifi ca che alla fi ne restiamo seduti; perché poi cialziamo dopo essere stati colpiti.
E credo che possiamo affermare: anche per noi ora è il momento in cui alzarci e mostrare chesentiamo la chiamata a prendere la nostra strada. Penso che la grande chiamata dell’odiernaGiornata di Corbiniano dovrebbe essere questa: che anche noi diciamo “sì” al giorno, che cialziamo, che ci mettiamo in cammino verso il Signore; che accogliamo nuovamente la suachiamata e che ci siano giovani che dicano “sì” al sacerdozio e alla vita religiosa; che ci sianogiovani che dentro al mondo di oggi, con tutte le sue convenzioni, vivano in modo nuovo cosìcome ha vissuto Cristo. Preghiamo ora il Signore per questo: che ci dia la spinta; che ci aiuti adirgli: «Sì, mi alzo!».
di Joseph Ratzinger
26/04/23, 14:29 print – «È tempo di alzarsi»: l’attualità del messaggio di Agostino – L’Osservatore Romano
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