Europa

Non si può ragionevolmente attendersi che le tre figure dell’Europa moderna – cattolicesimo, protestantesimo, laicismo- si uniscano insieme in un tempo non troppo lontano. Ma occorre lavorare senza stancarsi per la loro reciproca comprensione e per il loro incontro. La marginalizzazione della fede e la radicalizzazione della libertà che conduce all’anarchia sarebbero la fine dell’Europa e anche la fine della grande eredità Europea della dignità e dei diritti dell’uomo, che si fondano sul rispetto della somiglianza con Dio dell’uomo e dell’intoccabilità dell’immagine di Dio.

A questo punto sorge il secondo problema, che vorrei ancora affrontare: non andiamo forse incontro alle emigrazioni di popoli, cui si sta assistendo, ad una società multiculturale? Ha senso restare attaccati a fondamenti cristiani quando presto l’Islam e religioni asiatiche così come formazioni religiose moderne postcristiane stanno facendo semplicemente scomparire l’Europa precedente? Non ci dobbiamo forse piuttosto preparare ad una coesistenza di sistemi valoriali completamente diversi?

Affrontiamo qui certamente dei problemi aperti, la cui ampiezza ancora stento ad abbracciare con lo sguardo. Il pericolo incombente è che la scomparsa di certezze religiose e morali in Europa conduca per una logica interiore alla ostilità nei confronti del futuro, proprio anche là, ove l’utopia del mondo futuro migliore viene alacremente accarezzata.

La denatalità è certamente il segno più palese di questo no al futuro, la droga va nella stessa direzione. Ma questo ritirarsi dalla storia non ha niente a che vedere con l’ospitalità nei confronti dello straniero. La vera ospitalità e la vera apertura all’altro consiste piuttosto nel fatto che innanzitutto si superi la concentrazione della ricchezza in alcuni paesi e a partire da qui si operi perchè ogni parte della terra ed ogni paese rimanga abitabile o lo divenga sempre di più e così tutta quanta la terra sia casa per l’uomo.

D’altro lato dobbiamo custodire l’ospitalità per tutti coloro che vengono minacciati di persecuzioni o sono in altro modo privati delle condizioni di una vita degna. Ciò certamente comporterà per il futuro una pluralità culturale più grande di quella cui eravamo abituati. Ma una multiculturalità senza limiti, nella quale i fondamenti cristiani d’Europa dovessero essere condotti alla dissoluzione, non può e non deve necessariamente seguirne. In quel caso dovrebbe ad esempio essere introdotta di nuovo la poligamia come forma legale, forme di privazione dei diritti per la donna, che noi abbiamo superato, dovrebbero nuovamente essere dichiarate legali e molte altre cose. Anche qui una falsa tolleranza finirebbe con il contraddire se stessa.

Il libro che consegno adesso all’opinione pubblica, si occupa di questi problemi fondamentali ; vorrebbe innanzitutto chiarire il rapporto della tolleranza con i fondamenti ineliminabili della identità europea, che in tutta la sua ampiezza è nel più profondo una identità cristiana.

Tutto ciò che mi sta a cuore in questi modesti saggi, lo trovo riassunto in un brano del discorso, che il Santo Padre ( GPII ndr) ha tenuto l’11 ottobre 1988 davanti al parlamento europeo a Strasburgo; con questa citazione voglio concludere: << E’ mio dovere sottolineare con forza che se il substrato religioso e cristiano di questo continente dovesse venire marginalizzato nel suo ruolo ispiratore dell’etica e nella sua efficacia sociale, è non solo tutta l’eredità del passato europeo che sarebbe segnata , ma è anche un avvenire degno dell’uomo europeo, credente o non credente – che sarebbe gravemente compromesso>>.

Tratto da conferenza di Benedetto XVI in occasione della presentazione del volume Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti, presso Università Cattolica del Sacro Cuore 8 febbraio 1992.

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