Fine vita

Tratto da tempi

Scrive Il Foglio in un editoriale non firmato:

«Il solo argomento che sembra mobilitare le coscienze è quello di concedere la morte (assistita o direttamente somministrata) a chi la chiede, in un coro di parole indistinte che rischia di coprire del tutto la voce di chi soffre e chiede di essere curato prima che di essere ucciso. Eppure a entrare davvero nelle case dei malati, a parlare con i loro famigliari o amici, a fermarsi a spiegare al caregiver come applicare le terapie o come curare al meglio le piaghe dei loro congiunti, quella voce si sente. È una voce che descrive tutto quanto non viene spiegato ai malati negli ospedali, tutta la fretta con la quale a volte sono visitati, tutta la facilità con la quale spesso sono liquidati quando si avviano alla fine della vita, tutto lo squallore delle barelle sulle quali rischiano di morire se, giunti alla fine, si rivolgono a servizi di emergenza sovraffollati. Pier Paolo Pasolini incontrando Madre Teresa disse di lei: “Ecco una donna che dove guarda, vede”. Una volta che si vede quello che si nasconde dietro al muro della sofferenza, difficilmente verrà voglia di iniziare dal concederne la fine. C’è bisogno di lavorare sulla strada dall’inizio per lasciarsi sorprendere da come molte cose sono diverse da quello che qualcuno vorrebbe farci credere».

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