Il folle è sempre solo e vittima di se stesso, delle proprie paure, e si incatena dentro il mondo che egli si attacca addosso e che lo soffoca. È una modalità per essere nel mondo senza vivere. È come camminare morti, muoversi tra mostri che non si riconoscono più perché la paura ci disanima avendo raggiunto un limite che non solo la carne ma neanche la fantasia sopporta. Paradossalmente il mondo fuori di noi, pur portato al limite della bestialità o decisamente dentro il disumano, non induce mai alla follia. Le vittime dei campi di concentramento nazista non sono impazziti anche se il luogo e le regole erano fuori di ogni senso dell’umano e dentro solo la violenza gratuita. In Se questo è un uomo Primo Levi riferisce di aver chiesto, davanti a un ordine che non gli pareva avere alcun significato nemmeno visto dalla parte delle SS, «Warum?» e si sentì rispondere: «Hier ist kein Warum». Molti morirono nei campi di concentramento nazista perché il corpo non reggeva, l’alimentazione era insufficiente, soprattutto in vista delle fatiche inutili dei lavori forzati, ma nessuno impazzì. Altrettanto si osserva in guerra in condizioni estreme. È nel mondo dentro di noi che la follia prende posto: si sprigiona e si realizza compiutamente. È la difficoltà a vivere con noi stessi, ad adattarsi alla paura sconfinata, al senso dell’inutilità che non lascia mai pace perché non ci sono pause, non c’è un tempo per dormire e magari per dimenticare. Si è arpionati senza possibilità di svincolarsi nemmeno rompendosi. Non è possibile scappare da un mondo che è dentro di noi, e allora si impazzisce: nella follia si esiste ma è come se non si fosse. Si perde la consapevolezza, si disconosce un mondo che ci appartiene e ciò è possibile solo perdendosi completamente. La follia è una fuga dalla paura senza fare un passo, è una morte che respira ancora. Esserci come un’ombra che non si percepisce e non sa che senso ha. Perdere il senso per mantenere il respiro. Una possibilità ancora di esserci ma senza alcun significato, trasformato in un rottame, lontano da ciò che prima rendeva umani. Scompare anche la paura, scompare la sensibilità e i sentimenti e se si avvertono sono scardinati e non fanno più male.
Andreoli, Vittorino. Le nostre paure (BUR SAGGI) (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1022-1032). BUR. Edizione del Kindle.
