Col passare degli anni, i pensieri della morte si fanno straordinariamente più frequenti. Lo voglia о no, l’uomo che invecchia si prepara alla morte. Penso perciò che la natura stessa provveda a una preparazione in vista della fine. Di fronte a ciò è indifferente, da un punto di vista obiettivo, quel che pensi sull’argomento la coscienza individuale; ma soggettivamente fa una gran differenza se la coscienza vada di pari passo con l’anima oppure si abbarbichi a pensieri che il cuore ignora. Giacché il non prendere posizione di fronte alla morte come scopo è nevrotico quanto il reprimere durante la giovinezza le fantasie rivolte all’avvenire.
Jung, Carl Gustav. Anima e morte (p.17). Bollati Boringhieri. Edizione del Kindle.
