Omologare

Lo sforzo della società è di omologare, di rendere simili in

modo che il comportamento di un componente sia identico a quello degli altri; ciò permette di prevedere che nella stessa situazione tutti agiranno conformemente. È probabile che i meccanismi che spingono a questo risultato siano in linea con gli imperativi e quindi con le pulsioni che potremmo chiamare ordinatrici e omologanti. Queste considerazioni hanno un enorme impatto sull’uomo perché significa che egli è spinto a mostrare le doti comuni e a nascondere le stranezze che sanno di devianza. E ciò non accade per una decisione bizzarra, ma perché è certo che dentro la norma è più facile vivere in quanto si è visti come simili agli altri e quindi si è meglio accettati rispetto al deviante. L’omologazione aiuta a vivere o rende più facile sopravvivere. E in ciò sta la saggezza dei drives, le guide per adattarsi nell’ambiente fisico e sociale fatto di relazioni. Se uno è a me simile prevedo che si comporterà come mi comporterei io e dunque è come se lo conoscessi e potessi fidarmi. Se all’opposto è uno che risponde in modo diverso da come farei io in quella circostanza, egli induce una serie di incertezze che finiscono per farmi paura e temere reazioni ignote e proprio per questo pericolose. Appartenere alla media rappresenta il migliore modo per vivere in una comunità (stormo, branco, società). Il successo si lega sempre all’ordinario, non fosse altro perché deve avere l’approvazione della maggioranza, della media. Il successo non può fondarsi solo su chi occupa una posizione lontana nella curva a campana di Gauss, deve avere il supporto della massa. Ho una lunga esperienza di storie di uomini: individui che ho visto tanti anni fa e che ho poi avuto modo di seguire, sia pure sporadicamente. Dalla valutazione di queste storie ho potuto verificare che il successo, inteso come raggiungimento di posizioni di prestigio, di ruoli di grande valore economico, di affermazioni anche nel campo dello spettacolo, si attacca a soggetti che non mi hanno mai colpito per le loro doti speciali, ma che erano semmai noti per la loro uniformità e ordinarietà. Se guardo ai miei compagni di scuola, dalle elementari all’università o se considero le persone con cui ho lavorato o che sono state per un periodo miei collaboratori, constato che i meno dotati sono coloro che hanno raggiunto posizioni significative, mentre al contempo i cosiddetti speciali, sono scomparsi, rinchiusi in angoli della società. Una conferma viene dal campo della politica, che poi è quello più direttamente legato al potere: ebbene i meno dotati sono i responsabili di grande coalizioni di partito, e delle sorti del nostro paese. Lo stesso fenomeno si manifesta anche nel mondo degli affari e in quello imprenditoriale in particolare, il che suscita grande interesse e considerazione perché si tratta di un settore che produce denaro, il simbolo principe del potere. Ci sono imprenditori che hanno costruito degli imperi economici. Poiché sono pochi viene da pensare che debbano appartenere alle devianze e dunque distaccarsi grandemente dalla media come persone eccezionali. Ho avuto modo di conoscerli, alcuni direttamente, altri per avere letto le loro storie. Mi sono sempre trovato davanti a individui comuni, che appartenevano alla più vasta media e normalità. Se ne distanziavano per un’idea in sé povera ma che perseguita nel mercato ha generato la grande fortuna. Uno ha costruito un impero sull’idea di produrre oggetti di abbigliamento, in particolare maglieria, in bianco e poi colorarli a seconda delle richieste che risentivano dei modelli che la televisione imponeva. In questo modo non c’erano ritorni inutilizzati e soprattutto si potevano evadere gli ordini rapidamente. Rispetto alla Relatività generale e speciale è veramente poca cosa, ed Einstein non si è arricchito. Un altro grande imprenditore ha fatto fortuna economica pensando di preparare un tipo di cibo, il tortellino, e di venderlo pronto per la cottura. Aveva capito che le donne non disponevano più del tempo per dedicarsi ai pranzi e alla cena e che certo un tortellino non lo potevano fare proprio per l’attenzione e per il lavoro che richiedeva. Usando un tortellino fresco e pronto, si sentivano realizzate, all’antica, come le loro nonne: tornando dal lavoro dovevano semplicemente buttarlo in pentola e aspettare qualche minuto. Un’idea rispettabile ma che non può avere la forza della esaltazione. Se poi, al di là delle idee, si valutano i personaggi, non si fa altro che convalidare che non hanno nulla che li differenzi e li caratterizzi, e che senza quell’idea applicata al mercato e perseguita, sarebbero rimasti dei nessuno, dei normali, uguali a tutti quelli che per frequenza occupano lo spazio sotto la cupola della grande campana della omologazione. Un altro caso di grandezza stellare è l’uomo del cioccolato, che ha fatto fortuna continuando la tradizione di produrlo in proprio con caratteristiche artigianali esattamente come avevano fatto il padre e lo zio. Ha avuto anche l’idea di mescolare il cioccolato con le nocciole intere. Non si tratta di persona diversa dai propri antenati che hanno fatto la stessa cosa con altrettanta passione e gusto ma che su questi stessi prodotti semplicemente sono riusciti a vivere e a sopravvivere. Le circostanze e l’impianto di quella stessa idea in un momento particolare, la combinazione tra idea e mercato ha generato un impero economico. Anche questa persona si trova collocata proprio nella cuspide della normalità. C’è ancora – e si potrebbe continuare – un signore che costruiva case e per venderle aveva pensato di usare la televisione che ormai era entrata dappertutto, e di fare degli spot promozionali che descrivevano le abitazioni, i pregi e i vantaggi se acquistate in quel momento. Fu un successo. Pensò di produrre spot e di cessare di costruire case, che prevedono sempre dei rischi; e così si è limitato a vendere, attraverso promozioni televisive, i prodotti che altri facevano. Il successo economico si moltiplicò. Una buona idea, nulla rispetto alla «ragion pura» di Immanuel Kant. Insomma, appare a me chiaro che il successo appartiene alla media e a una scarsamente originale capacità intellettiva e creativa. A persone modeste che non si distinguono dalla maggior parte della gente che entra sotto il cupolone della campana di Gauss. Chi ne risulta spostato, il deviante, ha scarse o nulle possibilità di raggiungere la fama.

Andreoli, Vittorino. Le nostre paure (BUR SAGGI) (Italian Edition) (posizione nel Kindle 1242). BUR. Edizione del Kindle.

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