Il migliore suggerimento da impartire a un uomo veramente intelligente, e dunque realmente diverso, è quello di fare di tutto per sembrare come gli altri e quindi di esibire relativamente meno intelligenza possibile. Camuffare questa peculiarità perché conduce solo a difficoltà enormi e a pericoli di esclusione sociale che lo centrifugheranno fuori della società se non farà sforzi enormi per essere comune. L’intelligenza è una disgrazia, in altre parole.
Conosco economisti di grande intelligenza, Nobel per aver introdotto parametri e letture originali dei processi dell’economia sociale o finanziaria o politica, ma nessuno di loro è riuscito a produrre qualcosa e a diventare imprenditore. Conosco studiosi di dottrine politiche che hanno scritto libri tradotti in diverse lingue che non sono riusciti nemmeno a raccogliere qualche preferenza quando si sono presentati alle elezioni per i rappresentanti della Repubblica. Come se i votanti, la massa, gli ordinari, non sapessero vedere in loro la propria immagine, dunque riconoscersi. Ricordo un caso. In previsione di una consultazione elettorale, nella fase della scelta dei candidati da parte dei partiti, si era fatto un certo nome. Non venne poi scelto perché era «troppo intelligente» e inoltre perché aveva criticato la città in certe decisioni, e pertanto non aveva una vera disposizione. L’intelligenza non serve ai candidati, e poi
non serve la critica, meglio l’elogio di tutto e di tutti, in primis di quelli che votano. Del resto se si guarda il livello dei politici eletti appare la loro povertà e la mancanza quasi totale di intelligenza, tanto che ormai si preferisce il fascino e la capacità di sedurre. Occorre ricordare tuttavia che all’intelligenza rimane attaccata una certa curiosità. È come se l’uomo comune fosse attratto dalla diversità almeno quando ha potuto garantirsi di essere parte della media. Il diverso è intrigante, lo si guarda con interesse e con paura allo stesso tempo, perché sfuggendo dalle regole potrebbe mostrare comportamenti di danno e quindi richiedere di doversi difendere: è come andare a vedere un animale feroce allo zoo. È interessante, ma solo se si è certi che non uscirà dalla gabbia.
Andreoli, Vittorino. Le nostre paure (BUR SAGGI) (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1265-1269). BUR. Edizione del Kindle.
