Figli

Pubblichiamo la trascrizione del prof.Giovagnoni ( non rivista dall’autore) dell’intervento nel cineforum del film -Figli- di Giuseppe Bonito”

Per una comprensione completa del testo si consiglia la visone del film (ndr)

Introduzione del Prof. Maurizio Giovagnoni

” Breve introduzione, l’ultimo appuntamento con questo linguaggio che è quello del cinema che ci racconta due storie. Siamo partiti col primo che era “Corro da te” nato come un inganno, come un rapporto, la disabilità e abbiamo visto un po’ i passi dell’amore, che sono controversi, sono strani, inaspettati e arrivano in mondi misteriosi. L’altra volta ricordi? Questo film è piuttosto complesso anche nella forma narrativa, però dove abbiamo assistito alle dinamiche di un rapporto, cosa può stimolare e cosa può frenare un rapporto. Questa sera invece arriviamo ad una famiglia. Il film si intitola “Figlio di Giuseppe Polito, regista anche dell’Arminia, non so se qualcuno l’ha visto, tratto da un bellissimo libro di Donatella Di Pietro. Il film Stasera appunto racconta questo momento della vita di Sara e Nicola. Si vogliono molto bene, hanno già una bambina, ma arriva un altro bambino a rompere forse l’equilibrio tra questi due genitori, il titolo della rassegna è “Conflitti d’amore” si troveranno a vivere un certo conflitto, cioè questo figlio non atteso, stavano bene con la loro bambina, ma arriva questo figlio.  Ciò destabilizza questa coppia: in sostanza, diventa un po’ schiava degli orari, di quello che devono fare, curare anche la gelosia della bambina. Vari aspetti, tutta la famiglia ha fra l’altro, il bisogno dei nonni un film che muove delle dinamiche veramente interessanti sul registro della commedia, ma non nasconde la profondità dei personaggi e non nasconde tutte le dinamiche di avversità apparenti che si creano quando c’è qualcosa di imprevisto e che devi affrontare. Ecco, stasera saremo in un mondo come adesso si usa dire di resilienza, come sono resilienti questi personaggi, come affrontano il tutto e come riusciranno ad andare avanti. Il resto ce lo raccontiamo noi.

Grazie.“

Conclusioni

“Quello che fa notare questa storia, che poi in realtà non è una storia, è dinamica. Quindi c’è una cronologia che segue degli eventi causati da questa bomba che è questo film. La parte finale del film, quello che dice la dottoressa, è tanto interessante; Puoi cambiare le cose se le accetti ? È proprio vero, se tu non le accetti le cose non possono cambiare. Se tu non le guardi, non le prendi con te e non le condividi, diventa tutto molto problematico. E poi questo, nella metafora della bontà delle polpette lei fa ispezioni ai ristoranti, dice che le cose piccole sono più complicate da fare, ( come le polpette) in realtà nella complessità della storia le cose ritornano a posto solo per un motivo: per il bene. Quando loro escono la prima volta in due da soli, lasciando i figli alla tata “la ciociaria”che fa l’uovo a la coque così lo chiama e loro escono però poi sentono la mancanza di figli anche se c’è questo bisogno di tagliare ogni tanto andar fuori oppure escono si addormentano a teatro è come se tutto questo flusso micidiale diremmo, pesante, gravoso, alla fine però è la consistenza della vita. Cominciamo a sentire la mancanza dei figli si guardano le foto oppure quando escono da soli e fanno la serata ognuno singolarmente. C’è il desiderio poi di ritrovarsi. Quindi si combatte per un’organizzazione che renda vivibile la vita, ma sempre cadendo in certe contraddizioni quando fanno quel tabellone con tutti i post-it per ricordare le cose e per dividere le mansioni, diventa il momento dell’organizzazione sembra quasi togliere appunto la linfa, il cuore, la famiglia diventa un’azienda. Volevo ricordare una cosa, c’è una scena molto bella secondo me, che è quando la mamma cerca di spiegare l’arrivo di questo bambino alla sorellina e disegna questo cuore. “Prima del cuore di mamma era quasi in una certa dimensione, doveva contenere due persone, compresa se stessa. Adesso il cuore si fa più grande. Io la trovo molto bella quella scena, quella spiegazione che non arriva dal nulla. Questo film, avete letto alla fine, soggetto e sceneggiatura di Mattia Torre. Mattia Torre è uno sceneggiatore, uno scrittore, era drammaturgo romano ed è morto poco prima delle riprese di questo film. Un uomo molto intelligente, molto ironico, sarcastico, però sempre centrato sulle cose, focalizzando certe dinamiche sociali, quindi sulla famiglia, sull’amicizia o sulle situazioni politiche, ma sempre molto attento all’umano una questione umana, perché qui per un momento sembra di assistere a una questione sociale, cioè questi genitori che non sono aiutati, che si aspettano qualcosa, oppure questo credere ancora nella comunità o che nello Stato, nelle istituzioni possa fare qualcosa. Alla fine quello che resta è proprio questa costruzione del bene e ogni tanto dicono “siamo sordi”? Quindi quello che ha bisogno di una famiglia si capisce è di una comunità intorno di fatto perché le cose si ridimensionano, ti aiuti. Quindi c’è anche una descrizione di una società odierna dove te la dedicavano da solo e dove la famiglia diventa come un nucleo a sé stante. Questo film nasce in realtà, tutta la sceneggiatura nasce da un articolo di questo Mattia Torre che si intitola “I figli invecchiano” ma non “i figli invecchiano” siamo noi che invecchiamo tirando su i figli e quindi i figli ci invecchiano, questo era il senso del lungo articolo pubblicato sul foglio che poi diventerà “Soggetto e sceneggiatura” dove fa una lunga descrizione di che cosa vuol dire l’arrivo di film. Cioè arrivano le responsabilità, ti devi dimenticare quella frivolezza che avevi, gli amici, il poter oziare, il poter perdere tempo, il poter essere creativi perché qualcuno ha preso un posto, ha occupato un posto molto importante ma che è la cosa di fatto più educativa perché tu esci fuori da te stesso. Se c’è una cosa alla quale i figli educano è proprio questo che si sposta l’asse di interesse cioè ti sposti tutto e quindi vuol dire che comincia a vedere le cose in maniera molto diversa. Anche con tutte queste difficoltà vi leggo il pezzo, l’ultima parte di questo articolo di Mattia Torre, dove fa un lungo elenco, come dicevo, di contraddizioni, di situazioni, di difficoltà, parlando appunto dell’arrivo dei figli che invecchiano, cioè devi dimenticare un po’ certi aspetti della vita che ti rendevano più libero. Ma eri davvero libero? prima che arrivassero queste presenze e quindi l’ultimo pezzo e dice: “Ma più di tutto conta ciò che i figli fanno alla tua mente. I figli ti fanno ripiombare con una forza che neanche l’ipnosi nel tuo passato più doloroso e remoto. L’odore degli alberi alle 8:00 del mattino prima di entrare a scuola, la simmetrica precisione dell’astuccio, la catena sporca degli della bici le merendine la ghiaia le ginocchia sbucciate. Questi ricordi non so dire perché sono la mazzata finale La vita stessa che credevi di avere incasellato in categorie discutibili ma tutto sommato valide o comunque tuo sfugge via cioè quello che tu hai già costruito pensato idealizzato immaginato fugge via di colpo il senso si sposta “Sei una piccola parte di un tutto più complesso e i Gin Tonic hanno smesso di darti l’illusione dell’eternità” cioè con la dolce vita sostanzialmente, stai bene, non hai grossi pensieri. “Sei un pezzo di un grande ingranaggio e siccome siamoin Italia l’ingranaggio è vecchio, arrugginito e si muove a fatica” qui fa una critica alle alle strutture sostanziali e poi c’è questo finale bellissimo che ci richiama alla scena del cuore. D’altra parte il tuo cuore non è mai stato così grande, cioè c’è tutto questo, c’è la difficoltà, ma il tuo cuore non è mai perché il cuore quando arriva a una presenza, qualcosa che ami, anche se in questo caso un imprevisto, il tuo cuore si allarga che è quello che io quando ho visto fino non ho ancora letto questo articolo. poi sono andato a spulciare ho capito la scena del coro che bastava anche così però così si capisce di più cioè perché uno fa tutto questo perché mette su famiglia perché insegna perché lavora perché si dà da fare quella perché si fa un cineforum no perché il cuore si allarga no perché il cuore diventa più grande e qua dice Matteo d’altra parte con l’arrivo di queste presenze di questi figli Il tuo cuore non è mai stato grande, quindi vale la pena quel “si può fare” finale che dice ai due gestori del ristorante “e dice si può fare”, ci pensa un po’ quando ci pensa un po’ è proprio un espediente filmico che coinvolge anche noi, mentre lei sta pensando alla risposta Lei sta ripensando a tutto quello che ha passato ma lo sta facendo ripensare anche a noi. Poteva rispondere subito. E invece questa attesa della risposta che si può fare con quel sorriso è quello per cui vale la pena farlo perché questo cuore diventa più grande. un cuore diventa più grande vuol dire che vuoi più bene non solo il film, ma tutte le cose intorno, tutte le cose che ti circondano. Ed è vero che queste presenze fanno rivedere, ripensare alla nostra vita. Quando dice “ci ripongono” in quello che abbiamo già visto con noi e per cui devi dare come sempre. E allora il cuore ricomprende tutto quello che ti è capitato. ci sono ci sono contributi come avete notato prego sì però.

Intervento

Tutti i vari capitoli presentati alla fine sono le situazioni sono portate tutte ad un eccesso e sono portate a mio avviso ad un eccesso negativo alla fine si riscalda appunto quando queste ultime parole voglio dire insomma non viene affrontato anche il discorso sociale ci sono carenze che vengono evidenziate perché i nonni si rifiutano non possono eccetera rivendicano la propria libertà che non è così sbagliata perché hanno già dato hanno già vissuto la situazione che stanno vivendo i figli quindi non si arriva ad una soluzione proprio ogni capitolo ha portato l’eccesso l’eccesso cioè non riescono a fare una cosa la bambina viene trascurata e giustamente alla fine dice guardate che se lo accettate voi la bambina percepisce che non è un ostacolo non è un impedimento viene accettato anche dalla bambina quindi Io non ho letto l’articolo, non conoscevo, lo conoscevo.

Risposta

Ti chiedo di leggerlo, si intitola appunto “Mattia Torre i figli invecchiano” anzi, ancora più bello è il monologo di Mastrandrea, l’attore che l’ha portato a teatro e legge proprio questo articolo veramente coinvolgente.

Intervento

Io ho una sensazione, mi piacerebbe sentire chi ha avuto figli cioè se veramente cioè non l’abbiamo vissute così ma non perché eravamo abbiamo avuto sicuramente momenti di crisi momenti in cui non c’era la finestra aperta mi butto nel senso.

Risposta

Tra l’altro quindi inizia con la finestra vediamo da lontano la scena e vediamo che arrivano in scena e litigano però li ritroviamo che vanno d’accordo.

Perché l’altra parola bella è restare si dicono questa parola certo gli eccessi perché il film è una provocazione ha una certa ironia chiaramente puntando sull’eccesso è una provocazione quando si è provocato come ha fatto giustamente lei entri dentro una riflessione che ti porta a ricomprendere ricomprendere senza eccessi Insomma, tutte le storie si sa Platone diceva che non c’è storia senza conflitto nessuno va a vedere una storia dove non succede qualcosa, va tutto liscio, poi è realistico o meno, non importa è un film vero secondo me, racconta delle verità.

Racconta delle verità però racconta come l’ho percepito il film? Racconta delle verità E portate all’eccesso in negativo, cioè tutte queste situazioni si verificano nella vita, però appunto si affrontano. Come ognuno è in grado.

Io personalmente sto male quando vedo in questo film, nostro figlio grande è stato per tre anni di non sonno, la sonata di Beethoven, la sentivamo davvero! Era un reflusso gastroesofageo e siamo arrivati a capire cos’era dopo, perché la pediatra,ci diceva semplicemente “Ma sa, ci sono bambini che dormono e bambini che non dormono”. che non era un non dormire molto. Soffriva, per cui dice “Vabbè, vai via da ignorante, non sappiamo niente” e poi ho avuto la cosa per cui finito l’ospedale poi si è risolta in qualche maniera. Però è tosta, cioè se non dormi è tosta. Ma questo è un piccolo particolare. Mi sembra che l’affondo del film è sul perché la famiglia comunque è una prova, cioè ti metti di fronte, puoi fuggire, puoi allontanarti oppure puoi restare. C’è il momento anche quando queste tentazioni che hanno sul ponte uno poi quell’altro c’è questa sorta di perché è tutto imperniato con quasi sempre giustamente dice su una fuga, questa cosa del salto alla finestra vuole andar via di qua, Quante volte ci troviamo in difficoltà? Vuoi scappare via. Tutto dipende poi da una educazione che ti aiuta a restare nelle cose perché da soli non ce la faremmo. Quello che ci aiuta è sicuramente come ci hanno insegnato a vivere. Io sono molto preoccupato per le generazioni future, non so se avranno questa forza, è un fatto che molti ragazzi sono tutti impanicati, ci sono tantissimi quelli che ormai soffrono di questa cosa di anzi, tantissime altre, da prima del Covid a un po’, dopo il Covid in poi, capite? Queste sono tutte ferite che ci portiamo dentro. Quando lei recrimina la mamma che le ha chiesto, c’è tutta una serie di errori della generazione sua poi. perché noi anziani siamo, cioè fa tutta quella quell’analisi storica poi e anche quello dei emergenza chiaramente. Ecco, è vero che nelle mani della vita, nella trama della vita, ci sono delle difficoltà, soprattutto questo, riconoscersi quotidianamente, riconoscere, appunto, accettare. Perché altrimenti il gioco qual è? Vorrei stare dall’altra parte. Se voglio stare dall’altra parte, quello che qui non lo riconoscerò mai come prezioso. Quello che il film comunica, secondo me, è questa possibilità di restare. Però da soli è vero, come non ce la si fa. Questa è un’altra un’altra provocazione che lancia. È un film comunque che qualche domanda la butta dentro.

Intervento Elena

A compensare la negativa della proposta lo stile un po’ vignettistico soprattutto nella prima parte .quando propone le diversità di tutte le varie situazioni questo è un foglio bianco con le varie situazioni e questo fa un po’ sorridere perché comunque sappiamo che ci sono ne mancano anche tante altre quindi per quello che lei sottolinea questa negatività anche questi attori che sono comunque prestigiosi cioè il meglio che parla Cortellesi nella pubblicità però nel mondo quando fanno le promozioni dei film questi titoli vengono un po’ meno cioè se ne sente parlare meno.

Risposta

La distribuzione la produzione è un fatto che non è il valore attoriale questi titoli che comunque propongono qualcosa di valoriale rispetto ad altre dimensioni passano di secondo mercato per quanto questo non ho mai sentito parlare di questo film ha avuto una discreta risonanza non è passato inosservato altri tanti passano veramente inosservati ma perché c’è tutta una promozione che tende al commerciare tantissimo all’eclatante mentre ci sono dei film apparentemente piccoli questo è un film piccolo diciamo però ben costruito secondo molto ben anche registicamente funziona il ritmo c’è però purtroppo molte cose passano cioè passano i filmoni ormai se ci fate caso al cinema i film restano molto poco un po’ perché si sa che poi finiscono nelle piattaforme L’esperienza della sala cinematografica, come questa anche, è un’esperienza completamente diversa, non sei solo, condividi. Ma anche se non ci dicessimo niente, aver riso assieme, oppure essere stati in silenzio, oppure tutti abbiano avuto più o meno delle reazioni simili, simili. Ma questa è un esperienza, no? Non è solo la visione di un film. È questo che si spera che le sale continuino ad esistere, come il teatro. Tutte queste le cose si offrono per. insomma la piattaforma ha fatto dei bei danni. Poi è comodo, non c’è da niente, vedi tutti i film che vuoi sicuramente, però come è diverso stare assieme, potersi dire qualcosa dopo, un’esperienza che va, spero che venga mantenuta come tutte le forme di aggregazione, perché ti porti via qualcosa che hai vissuto insieme a qualcuno, non da solo, si può fare anche quello, però è completamente un’esperienza diversa, che è la stessa che fanno i personaggi. Nel momento in cui restano, stanno, condividono, tu porti qualcosa assieme, se no diventano solo pensieri con una grugna dentro. Allora io vi ringrazio. Speriamo la prossima occasione. Grazie.“

 

 

 

 

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