Ricordi?

Pubblichiamo l’introduzione e le conclusioni del cineforum sul film di Valeria Mieli: “Ricordi?” tenuto dal prof. Maurizio Giovagnoni a Renate. ( non riviste dall’autore )

Buona visione.

Introduzione Prof. Giovagnoni Maurizio

” Racconta la storia di questi due personaggi, è proprio una storia, una storia d’amore. I personaggi: Lui è un docente universitario lei insegnante del liceo. Ho detto lui/Lei, non ho detto i nomi perché non sapremo mai i nomi di questi due personaggi. Sono lui e Lei, come se fossimo tutti noi. Quindi non viene dato il nome. Se lo dicono loro a un certo punto. La storia è interessante per il modo. Il titolo ricordi: focalizza proprio la condizione umana del ricordo, del rapporto e di come i due personaggi ricordano le stesse cose quindi abbiamo due punti di vista diversi, come se ci raccontassero la stessa cosa ma con la propria mente? Quindi ognuno ha la sua visione, pur condividendo in maniera discontinua questo rapporto. L’attenzione anche  sulla forma del film, proprio perché spesso ci sono momenti di sospensione e  diciamo che la caratteristica è questa non cronologia. Quindi ci ritroviamo il corpo del passato, del presente, forse qualcosa del futuro, dell’immaginazione. Quindi un continuo andare avanti e indietro, quindi chiede a noi una certa attenzione, ma il film riesce comunque a trascinarci dentro le avventure dell’anima di tutti e due questi due personaggi. Uno piuttosto tormentato e acuto che è lui, mentre lei è una persona solare che vede la felicità un po’ in tutte le cose. Eppure questi due si innamorano. Ma c’è questo sostanziale contrasto che a volte impedisce la continuità di questo rapporto. Il film, appunto, si muove in uno spazio temporale discontinuo, come il rapporto di questi due personaggi.

Buona Visione.”

Conclusioni

" E' vero che poi la forza di questo film sta proprio nelle immagini e questo andare avanti e indietro è un continuo flashback e flashword. Flashback è il ricordo che arriva anche all'improvviso spesso i ricordi qui non sono ricordi lunghi sono proprio dei frammenti, delle apparizioni improvvise, che è una cosa che capita a tutti. Sta facendo una cosa, non si sa perché, ma forse per qualche strana associazione, torna a un ricordo di quando eravamo piccoli o una cosa poco importante che però abbiamo visto già, è come se fossero dei segnali che vanno a cercare connessione.  Il film inizia come finisce, cioè quest'immagine appannata, sbiadita e appaiono pian piano le forme, quindi già il film con questa premessa cioè di qualcosa che è quasi indistinguibile come questi ricordi. Cosa succede a queste due persone in particolare a lui? Perché come dicevo all'inizio sono due persone molto contrapposte in fondo per quanto ci sia questo amore questo riconoscimento l'uno nell'altro I ricordi di lui sono ricordi pesanti. Quindi abbiamo capito che la famiglia, la mamma forse un po' depressa o il padre un po' violento, ma anche ogni tanto momenti felici di questa famiglia e su di lui questi portano  ad un pensiero sulla vita piuttosto pesante, come fuochi d'artificio, come apparizioni continue, anche nei momenti crudeli gli appaiono queste immagini della casa, della famiglia, del padre, della madre. E’ uno che è legato al tempo trascorso. Diremmo prigioniero. Quindi lui vive come un orologio fermo, ma è come costretto ad andare avanti, a stare in un presente perché incontra un'altra persona. E questa è un'esperienza umana. Per quanto noi possiamo essere tristi o allegri o legati a qualcosa, la salvezza di ognuno sta nell'incontro con qualcosa, con qualcun altro.Due persone si salvano assieme perché c'è un riconoscimento umano. Tutto parte da un'attrazione, da una visione e capisci che forse potrebbe esserci qualche corrispondenza. Il problema di lui è che vede già le cose nel loro finire, ha paura che le cose finiscano. La scena del cane congelato. Quando la mamma scopre questo povero cagnolino che era già morto, e perché lui dice, io non volevo che marcisse, rideva, anche se in modo tormentato, rideva comunque un desiderio profondamente umano, che le cose non finiscano. Il problema suo era che mentre viveva la cosa vedeva già, ne vedeva già la fine. E questo trascina, in fondo, se ci pensate, anche lei tra i due, quella più solare, quella più positiva è lei. Ma lei è attratta da questo aspetto di tormento. Tant'è che anche lei a un certo punto comincia ad afferrare ricordi. Non so, il padre artista che se la intende con la modella. Quindi tra immagini felici e immagini un po' contraddittorie è un continuo riaffiorare di un passato. Che cosa siamo noi senza un passato? Noi siamo quello che costruiamo ogni giorno e quello che costruiamo ogni giorno diventa passato. Quindi c'è da una parte un passato che è come una ferita aperta dall'altra un passato che ha dei momenti dove si intuisce la possibilità della felicità questo ogni tanto viene come inquinato, avvelenato da fatti nuovi che succedono, oppure fatti nuovi che si ricollegano al passato. È ovvio che qua è una trasmissione proprio di un pensiero, di un modo, di un atteggiamento. E in un'intervista ho letto che per il regista questa sceneggiatura, dove non doveva esserci una cronologia, la cronologia è affidata allo spettatore attraverso quello che si vede e anche quello che si sente. Però ci sono dei momenti, dei punti che ogni tanto chiariscono ad esempio, quando torna nella vecchia casa dice, pensi, è venuto a trovarci a visitare questo posto, una persona che ha abitato qui due volte, era bambino e poi no. E quindi noi mentre dice quella frase perché poi questo film provoca dei flashback per noi mentre dice quella frase rivediamo lui che ripensa al passato della casa e poi quando ci torna per cui veniamo trasportati dentro questo gioco di ricordi continuamente e noi siamo costretti a ricordare alcune scene del film. Quindi tutta questa frammentazione viene un po' ricomposta verso la fine. Quando? Quando arriva il peggio, cioè quando cominciano ad incrinarsi le cose. Però in questo finale, dove si ritrovano in qualche modo, che poi lo lascia sempre un po' vago, si ritrovano o non si ritrovano. Ma è come dire, come c'è un passato che può ferire, c'è un passato che può costruire una radice buona che è il bene tra questi due che comunque c'è stato, è stato grande, è stato duro. Qual è il problema alla fine di questi due? Secondo me parlando di rapporti e forse l'esclusività di questo rapporto a parte quei rapporti amici che abbiamo visto ma non c'è una dimensione di confronto. Quindi è tutto legato al pensiero di questo amore. È come se alla fine questo rapporto diventasse quasi una prigione, perché lei deve, come dire, ascoltare gli umori di lui e lui deve come fare pace con tutto quello che è stato ma non basta, l'uno non basta all'altro.  Quindi qualcosa si incrina, ma qualcosa resta. Ripeto, come le ferite aperte, con queste ferite possiamo convivere con delle ferite se c'è qualcuno che venga a salvarci. O se riusciamo a riconoscere la possibilità di una presenza nella nostra vita. Credo che alla fine tutto questo film è dedicato appunto alla memoria delle cose, come queste cose, queste memorie, questi frammenti, queste immagini questi lampi, costruiscono di fatto la persona. Il problema è questa connessione, questo mosaico che va come ricostruito. Ecco, il problema del personaggio maschile è per esempio uno che non sa, come dire, gestire questi ricordi, questo passato e consegnarlo all'altro. Perché il gioco che lo rovina è questo, è questo rimescolare e non riuscire a sganciarsi. Tant'è che lui torna sempre nei posti del passato in maniera ossessiva, trascinando in fondo anche lei, ma lei è come se aprisse un futuro leggermente diverso. Ma questo bene è così forte e così umano, così vero, anche trascendente  che il destino in qualche maniera fa reincontrare creando, ricostruendo di nuovo altri ricordi, come in queste scene finali. Anche questa musica che noi vediamo, noi ascoltiamo quelle scene al pianoforte, quelle scene. quella musica che va di pianoforte e noi seguiamo tutto l'andamento, esattamente come loro. Abbiamo visto dei colpi, dei suoni, degli accordi, tutto un percorso che è dedicato proprio al tempo. Questo è un film molto cinematografico, anche se con questi frammenti, anche se apparentemente senza una continuità, perché la materia che utilizza veramente è il tempo. Tarkovskij, un grande regista russo, diceva appunto che la caratteristica del cinema che il cinema è la scultura del tempo. Cosa vuol dire? Tu devi raccontare la storia di una persona, di due persone, tre persone, una famiglia nel giro di un'ora e mezza o due ore. Quindi, come uno scultore che ha una materia, cosa deve fare per tirare fuori la forma? Deve scoprircela, togliere, togliere, e alla fine si crea la forma. Quindi un film anche. potrebbe essere una lezione di montaggio anche perché questo film è continuamente montato,taglia e cuci continuo rimettendo i frammenti, i lampi dei fotogrammi in una continua sconnessione che in realtà è la connessione vera. Perché la nostra esperienza del ricordo in fondo è proprio così. Solo che noi mettiamo, cerchiamo sempre di mettere tutto in ordine tant'è, per chi è genitore,  per chi è nonno cosa facciamo di solito a chi è più piccolo? Consegniamo dei ricordi, cioè di un'esperienza. Quando il ricordo è consegnato come un'esperienza, allora sta dentro un ordine e una forma e una testimonianza. Quando il ricordo è una frammentazione che non ha quasi collocazione, quasi senso, allora diventa una ferita, in questo caso per tutte e due. Però è interessante come c'è una poetica sotto che è quella dell'incontro, perché alla fine il punto decisivo è un incontro, un incontro con uno scontro, una nostalgia, viene detta la parola nostalgia e le cose belle, dice "le cose belle fanno male perché finiscono". Lei dice le cose belle sono belle durante mentre scrivo, è come se insieme due personaggi dovessero cucire qualcosa che sfugge tra le mani."

 

 Trascrizione non rivista dall’autore (ndr)

 

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