di Roberto Cereda
La morte di un uomo è un mistero impenetrabile.
In questi giorni apprendiamo di un naufragio al largo della costa del Peloponneso dove sarebbero morte centinaia di persone.
È morto anche un uomo molto famoso che ci viene continuamente ricordato.
Come collocarci davanti a questi eventi?
Con rispetto , sapendo che questo passaggio è inevitabile: una scadenza, che prima o poi ci tocca.
L’ uomo ricco e famoso viene ricordato da tutti ( con tanto di nome e cognome), ma la scena è questa: la gente inizia a dividersi, a litigare per una questione di eredità.
Non si tratta di eredità economica, bensì culturale e spirituale.
Questa scena è molto triste perché l’uomo in sé è lasciato a sé stesso.
Quei disgraziati naufragati non sono oggetto di litigio, ma di rimozione.
Si dice che avrebbero rifiutato l’aiuto offerto loro, ma anche se avessero respinto il soccorso, era comunque obbligatorio, necessario, umano contraddire la loro stessa volontà pur di salvarli.
C’è chi ha un nome e un cognome e chi muore nell’anonimato.
Ora la morte è proprio questo: essere inghiottiti nel nulla, nel buio, nell’abisso.
I viventi, davanti a questi fatti, sono chiamati a interrogarsi, non a chiudersi, non a litigare: la morte è un fatto che ci riguarda tutti.
In altri termini: quando muore un uomo, il nostro comportamento richiama inevitabilmente il senso del tutto.
La risposta alla morte non può essere né il litigio né la rimozione.
Non dobbiamo litigare, né cancellare i fatti, ma solo accogliere.
ACCOGLIERE: voce del verbo amare; significa sapere che non basta nascere, occorre anche essere accolti, amati.
Così morire significa essere accolti da qualcuno che dia un senso alla nostra morte.
Non dobbiamo litigare, ma dare un senso.
Gli uomini desiderano questo.
La civiltà occidentale rimuove il senso della morte e discute o litiga sul fatto dell’eredità.
Questi fatti ci scuotono.
Alcuni danno un senso alla morte dell’uomo famoso, interpretano positivamente la sua vita, altri al contrario danno alla sua vita un’altra interpretazione.
Chi ha ragione?
Qui entra in gioco la verità.
La verità è una conquista, quindi bisogna lasciare che emerga piano piano.
La verità storica su un uomo sarà data dalla storia stessa.
Ora tentare un giudizio è sicuramente difficile.
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza!
