— il desiderio di comprendere. “Ciò che mi preme è comprendere. […] Io voglio comprendere, e se altri comprendono – nello stesso senso in cui io ho compreso – allora provo un senso di appagamento, come quando ci si sente a casa in un luogo.”2 In questo desiderio inesauribile di capire traspare il bisogno di cogliere il senso profondo delle vicende umane per potersi sentire a casa nel mondo, per riconciliarsi con la realtà. Tale esigenza di senso non giunge però mai sino al punto di sopraffare l’universo dei fatti. Essa convive, infatti, con una spiccata curiosità per il mondo delle apparenze, per il particolare, da cui discende la sua relazione privilegiata con la facoltà del Giudizio. Per Hannah Arendt giudicare significa anzitutto muoversi con libertà nel mondo delle apparenze, osservare la realtà con un’imparzialità non disincarnata, in una parola essere spiritualmente liberi, pensare in totale autonomia (Selbstdenken).
Arendt, Hannah. Antologia (Universale economica. Saggi Vol. 1926) . Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.
