Uno spiraglio di luce

“La gente del mio tempo è interessata soprattutto alle catastrofi. Le notizie dei disastri sono le più popolari. I racconti di
tragedie occupano il tempo, la fantasia, le parole della gente del mio tempo. La gente del mio tempo visita più volentieri i
depositi di macerie che l’incanto dei sogni e le musiche della consolazione. La gente del mio tempo trova particolarmente
intelligente il pensiero corrosivo e ritiene particolarmente affidabile chi suggerisce di disperarsi e conferma come
particolarmente saggio il detto strampalato di quel tale che diceva: «A pensare male si indovina!». Forse qualcuno mi
spiegherà perché la gente del mio tempo preferisca la disperazione alla speranza, preferisca aggirarsi tra le rovine invece
che tra i cantieri, preferisca affliggersi per la sorte dei nonni invece che rallegrarsi per i giochi dei bambini.
Mi piacerebbe insinuare nei discorsi, nei pensieri, nelle fantasie della gente del mio tempo una inquietudine,
una domanda: e se questo tempo fosse un avvento? e se fossimo in attesa di qualcuno?
e se ci fosse un altro racconto, oltre quello delle catastrofi e della disperazione?
Ecco, il primo passo potrebbe essere intuire che c’è una parola che viene da altrove. La promessa non è una proiezione
di desideri, ma la parola dell’interlocutore affidabile
. L’invito ad alzare il capo non è l’esortazione retorica di qualche
personaggio del momento, ma la vocazione che viene dalla presenza amica di Dio. Se cominciassimo a immaginare la
storia come Avvento, allora potremmo trovare motivo per guardare anche più lontano, per non distogliere lo sguardo dal
momento estremo, perché fin là abita la speranza. C’è uno spiraglio di luce nella tenebra scoraggiante: se irrompe questo
spiraglio di luce, allora tutto appare in modo nuovo: la storia è un avvento, cioè ha un senso; il presente non è abitato
dall’inventario delle rovine, ma dalla responsabilità di un cantiere; la vita di ciascuno non è una solitudine troppo fragile
esposta alla minaccia della morte, ma l’amicizia invincibile che ha la forma della vocazione.”
(Arcivescovo Mario)

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