Gioia

Queste riflessioni, forse un po’ faticose, dovrebbero mostrare che anche oggi, in un mondo profondamente mutato, rimane ragionevole il compito di comunicare agli altri il Vangelo di Gesù Cristo. E tuttavia c’è anche un secondo modo, più semplice, per giustificare oggi questo compito. La gioia esige di essere comunicata. L’amore esige di essere comunicato. La verità esige di essere comunicata. Chi ha ricevuto una grande gioia non può tenerla semplicemente per sé, deve trasmetterla. Lo stesso vale per il dono dell’amore, per il dono del riconoscimento della verità che si manifesta. Quando Andrea incontrò Cristo, non poté far altro che dire a suo fratello: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). E Filippo, al quale era stato donato lo stesso incontro, non poté far altro che dire a Natanaele che aveva trovato colui del quale avevano scritto Mosè e i profeti (Gv 1,45). Annunciamo Gesù Cristo non per procurare alla nostra comunità quanti più membri possibile; e tanto meno per il potere. Parliamo di lui perché sentiamo di dover trasmettere quella gioia che ci è stata donata. Saremo annunciatori credibili di Gesù Cristo quando l’avremo veramente incontrato nel profondo della nostra esistenza, quando, tramite l’incontro con lui, ci sarà stata donata la grande esperienza della verità, dell’amore e della gioia.

Benedetto XVI,. Che cos’è il Cristianesimo: Quasi un testamento spirituale (p.20). MONDADORI. Edizione del Kindle.

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