Ecco cinque incisive domande per Don Antonio Bertolaso parroco dell’unità pastorale di Renate-Veduggio sui temi che oggi interrogano tutti gli uomini.
1. Pandemia: che cosa ci sta dicendo Cristo?
Condivido quello che disse il cardinale Angelo Comastri quando affermò che il nostro non è un Dio che punisce perché ha mandato suo Figlio Gesù per mostrare la sua vicinanza, compassione e misericordia. La misericordia di Dio ci chiede di essere protagonisti in questo tempo storico, lasciandoci guidare dalla fede. Pertanto esorto la gente a rimanere legati a Gesù Cristo e a vivere con fede, speranza e carità il presente. Certo la pandemia, con l’aver fatto venire meno tante nostre attività, ci provoca a pensare chi siamo e le relazioni con gli altri, sia in famiglia che nella comunità cristiana.
2. In questo frangente sui molti problemi posti dalla pandemia, la parte principale la fanno le istituzioni con i diversi e frequenti provvedimenti e gli esperti dicono cosa fare e cosa non fare e qualche giornalista scrive:” la Chiesa non tocca palla”. Invece che essere fondante la vita personale e sociale, non gioca.
Cosa ne pensi?
La Chiesa è il popolo dei battezzati e dei credenti di cui qualcuno fa il politico, qualcuno fa il sindacalista, qualcuno fa l’imprenditore, qualcuno il medico, etc. Possiamo osservare come i cristiani si stanno muovendo in questo momento e mi dispiace che non si notino le grandi opere di carità quali ad esempio il banco alimentare, il banco farmaceutico e le varie forme di prossimità fatte da associazioni e parrocchie. Nella diocesi, quando ce l’hanno chiesto, abbiamo messo a disposizione gli oratori per le attività estive dei ragazzi e ora anche per la vaccinazione delle persone. In questo momento tante persone hanno perso il punto di riferimento, si continua a ricevere informazioni parziali che non tengono presente la persona nella sua interezza. La situazione storica ci provoca e interroga facendo emergere le domande essenziali della vita, quali: chi sono e quale futuro ho? Qual è il senso del mio vivere e impegnarmi? come posso relazionarmi in tempo di chiusura? Possiamo riscoprire e approfondire il linguaggio dell’amore, della carità.
3. I Santi sono di solito molto originali singolari mentre noi viviamo gli stessi pensieri e facciamo le stesse cose siamo cioè omologati. Cosa origina l’originalità?
Ognuno di noi nasce originale, cioè gli vengono dati dei talenti, dei doni dal creatore da far fruttificare. Se nella vita rimane legato al Signore, al Vangelo, e si lascia guidare dallo Spirito Santo, tanto da innamorarsi di Lui, saprà vivere col linguaggio della carità, della prossimità e Dio lo renderà grande agli occhi degli altri.
4. In molte riunioni nelle parrocchie si cerca frettolosamente di comporre le divergenze, non pensi che questo voglia dire iniziare dalla fine?
Il cardinal Scola (vado a memoria) ha fatto un’affermazione di questo tipo: la comunione esiste già noi possiamo rovinarla. Dal giorno del nostro battesimo siamo entrati a far parte del popolo di Dio, la Chiesa. Il mio comportamento può mantenerla oppure rovinarla a causa del peccato. Le nostre riunioni hanno lo scopo non di ristabilire la comunione ma di viverla e più l’identità della persona è chiara, più il dialogo è vero.
5. Come vedi il futuro per i credenti?
Il futuro lo conosce il Signore. Posso dare una lettura del presente. La pandemia ha messo in luce le nostre coscienze, di gente che si fa trascinare oppure che ha il suo modo di pensare. Ognuno sceglie di chi fidarsi e da chi farsi guidare. Oggi c’è gente impaurita e bloccata dalla paura. Il cristiano, il discepolo, si fida della luce che viene dal Vangelo e cerca di vivere con speranza e carità la vita quotidiana confrontandosi con Gesù Cristo. Importante la vita di comunione della chiesa quale esperienza del Vangelo.
I Santi ci indicano che è possibile vivere in pienezza ogni età della storia…basta decidere sul serio, con convinzione e affezione la sequela al Signore della vita.
C’è bisogno di sperimentare una vera amicizia, condivisione, compassione a trecentosessanta gradi.
a cura di Mario
