
«Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito: una barca con vele ammainate, in un porto. In realtà non è questa la mia destinazione ma la mia vita. Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura; l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti. Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio – è una barca che anela al mare eppure lo teme». Siamo come una barca che anela al mare, non può non attenderlo, perché questo anelito è costitutivo, eppure lo teme. Ecco, allora, che si apre la lotta: assecondare l’anelito al mare, la fame di una vita piena di significato, oppure ritirarsi, accontentarsi, non rischiare, per paura degli imprevisti. È di questa tentazione di ritirarci dalla nostra umanità, di risparmiarci gli imprevisti per paura, rimanendo al sicuro a bordo di «una barca con vele ammainate, in un porto»
«George Gray», nell’Antologia di Spoon River
