Par Sandro Magister / 9 septembre 2025
( tratto da Settimo Cielo di Sandro Magister)
Una Chiesa unita sulle verità essenziali della fede cristiana : è questo ciò che
vuole papa Leone, a giudicare dagli atti e dalle parole del suo esordio di
pontificato.
E quale verità è più fondamentale, per il cristianesimo, di quella che vede in
Gesù l’unico salvatore di tutti gli uomini?
Leone ha richiamato con le parole più semplici e nitide questo “credo”
primordiale nel discorso che ha rivolto il 25 agosto a un gruppo di ministranti
venuti dalla Francia :
“Chi verrà a salvarci ? Non solo dalle nostre sofferenze, dai nostri limiti e dai
nostri errori, ma anche dalla morte stessa ? La risposta è perfettamente chiara
e risuona nella storia da 2000 anni : solo Gesù viene a salvarci, nessun altro :
perché solo Lui ha il potere di farlo – Egli è Dio Onnipotente in persona –
e perché ci ama. San Pietro lo ha detto con forza:’Non c’è alcun altro nome sotto
il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati’
(At 4, 12). Non dimenticate mai queste parole, cari amici, imprimetele nel vostro
cuore ; e mettete Gesù al centro della vostra vita”.
Eppure, proprio su questa colonna portante della fede cristiana si è accesa un
quarto di secolo fa nella Chiesa una disputa molto insidiosa, all’insegna del
dialogo tra le religioni e della parità tra le vie di salvezza. Una disputa che il papa
di allora Giovanni Paolo II e il suo angelo custode della dottrina, il cardinale
Jospeh Ratzinger, cercarono di risolvere con la dichiarazione “Dominus Iesus”
del 6 agosto 2000, “circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della
Chiesa”.
Col risultato di rinfocolare ancor di più il conflitto. La “Dominus Iesus” fu
contestata a tutti i livelli : pastorale, teologico, gerarchico. La criticarono illustri
cardinali come Walter Kasper, Edward Cassidy, Carlo Maria Martini.
Né la disputa si acquietò negli anni successivi. Tant’è vero che nel 2005, nel
preconclave seguito alla morte di Giovanni Paolo II, il cardinale Giacomo Biffi si
sentì in dovere di “segnalare al prossimo papa” proprio “la vicenda incredibile
della ‘Dominus Iesus’”. E ne spiegò così il motivo :
“Che Gesù sia l’unico necessario salvatore di tutti è una verità che in venti secoli
– a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste – non si era mai sentito la
necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della
fede ; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale.
In duemila anni non è stata mai posta in dubbio, neppure durante la crisi ariana
e neppure in occasione del deragliamento della Riforma protestante. L’averla
dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione
odierna”.
Dal conclave del 2005 uscì eletto Benedetto XVI, che la “Dominus Iesus” l’aveva
scritta e firmata. Ma neppure lui riuscì a sopire la contesa. Ancora nel 2014, due
anni dopo la sua rinuncia al papato e regnante Francesco, molti – un nome tra
tanti quello dello storico della Chiesa Alberto Melloni – continuavano a dar
credito alla “fake news” secondo cui a scrivere quel documento erano stati degli
incolti minutanti di curia, incautamente lasciati agire da Giovanni Paolo II
e Ratzinger.
Con Ratzinger che invece riferì per iscritto questo retroscena inoppugnabile,
dall’eremo in cui si era ritirato dopo la sua rinuncia al papato :
“A fronte del turbine che si era sviluppato intorno alla ‘Dominus Iesus’, Giovanni
Paolo II mi disse che all’Angelus [di domenica 1 ottobre 2000 — ndr] intendeva
difendere inequivocabilmente il documento. Mi invitò a scrivere un testo per
l’Angelus che fosse, per così dire, a tenuta stagna e non consentisse alcuna
interpretazione diversa. Doveva emergere in modo del tutto inequivocabile che
egli approvava il documento incondizionatamente. Preparai dunque un breve
discorso ; non intendevo, però, essere troppo brusco e così cercai di esprimermi
con chiarezza ma senza durezza. Dopo averlo letto, il papa mi chiese ancora una
volta : ‘È veramente chiaro a sufficienza?’. Io risposi di sì”.
Con questa chiosa finale, sottilmente ironica : “Chi conosce i teologi non si
stupirà del fatto che, ciononostante, in seguito ci fu chi ancora sostenne che il
papa aveva prudentemente preso le distanze da quel testo”.
Nè, con papa Francesco, la contesa è stata pacificata. Tutto il contrario. Lui
stesso l’ha tenuta ben viva, se appena si rilegge quanto ha detto
testualmente sulla parità tra tutte le religioni ai fini della salvezza, il 13
settembre 2024 a Singapore :
“Una delle cose che più mi ha colpito di voi giovani, di voi qui, è la capacità del
dialogo interreligioso. E questo è molto importante, perché se voi incominciate
a litigare : ‘La mia religione è più importante della tua…’, ‘La mia è quella vera, la
tua non è vera…’. Dove porta tutto questo ? Dove ? Qualcuno risponda, dove ?
[Qualcuno risponde : ‘Alla distruzione’]. È così. Tutte le religioni sono un
cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue,
diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti,
noi siamo tutti figli di Dio. ‘Ma il mio Dio è più importante del tuo!’. È vero
questo ? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per
arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno
cristiano, ma sono diversi cammini. Understood ? Capito?”.
Con Francesco, l’attenuante era che nessuno prendeva più alla lettera quanto
egli diceva, dopo anni di sue parole vaghe e contraddittorie sui più disparati
argomenti.
Ma con Leone ? La chiarezza espressiva è una sua dote indiscussa. E quelle
poche, nitidissime parole che ha detto il 25 agosto ai ministranti francesi sono
una sintesi perfetta della verità primordiale e fondante della fede cristiana : la
certezza che “solo Gesù viene a salvarci, nessun altro”.
Leone non ha citato a suo sostegno la “Dominus Iesus”. Non ha fatto cenno
a quanto sia stata contestata. Ma ha indicato la direzione di marcia verso cui
vuole che cammini la Chiesa, su questa questione decisiva.
Con un ulteriore monito altrettanto vitale. Perché dopo aver esortato a
“imprimere nel cuore” l’affermazione di Pietro su Gesù : “Non c’è alcun altro
nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo
essere salvati”, ha così proseguito :
“E la Chiesa, di generazione in generazione, custodisce con cura la memoria
della morte e della resurrezione del Signore di cui è testimone, come il suo
tesoro più prezioso. La custodisce e la trasmette celebrando l’eucaristia che voi
avete la gioia e l’onore di servire. L’eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei
tesori. Fin dal primo giorno della sua esistenza, e poi nei secoli, la Chiesa ha
celebrato la messa, di domenica in domenica, per ricordarsi che cosa il suo
Signore ha fatto per lei. Tra le mani del sacerdote, e alle sue parole ‘questo è il
mio corpo, questo è il mio sangue’, Gesù dona ancora la sua vita sull’altare,
versa ancora il suo sangue per noi oggi. Cari ministranti, la celebrazione della
messa ci salva oggi ! Salva il mondo oggi ! È l’evento più importante della vita del
cristiano e della vita della Chiesa, perché è l’incontro in cui Dio si dona a noi per
amore, ancora e ancora. Il cristiano non va a messa per dovere, ma perché ne ha
assolutamente bisogno ; il bisogno della vita di Dio che si dona senza chiedere
nulla in cambio!”.
Gesù unico salvatore di tutti e l’eucaristia. La fede e il sacramento. Papa Leone
va semplicemente al cuore del cristianesimo ed è lì che vuole condurre la
Chiesa, unita sull’essenziale. “In illo uno unum”, dice il suo motto, con le parole
di sant’Agostino : uniti in Gesù, e in lui solo.
